E’ finita ieri, grazie alla freddezza sottoporta di Immobile e Milinkovic, la cabala che da quasi quattro anni consecutivi condannava la Lazio alla sconfitta nel derby.

E’ proprio il caso di dirlo: la lupa perde il pelo e pure il vizio! Biglia e compagni hanno trovato l’antidoto contro l’incantesimo della “Magica” che, dal 26 maggio 2013, non lasciava più neanche le briciole ai cugini aquilotti biancocelesti.
Lo scenario è ancora una volta la Coppa Italia, un trofeo approdato sulle sponde del Tevere ben quindici volte e che ha visto la Lazio trionfare contro la Roma l’ultima volta durante la finale del 2013, grazie a una rete del bosniaco Senad Lulic. Teatro della partita il tempio capitolino del pallone, il mitico Stadio Olimpico di Roma che, come in ogni derby, si è mascherato da arena proprio come nella migliore tradizione romana: trentacinquemila spettatori, venticinquemila dei quali seduti in Curva Nord perché, come dice l’inno laziale: “Lazio tu non sarai mai sola”. Una vittoria che vale doppio, visto che la squadra di Inzaghi è riuscita a fermare in casa il secondo miglior attacco del campionato (sono cinquantasette i gol della Roma fino ad ora) ma soprattutto il centravanti che quest’anno fa vibrare i pali e tremare i portieri della serie A, un altro bosniaco chiamato Edin Dzeko.

Parolo, Lazio-Roma
Parolo, Lazio-Roma

Una Lazio forza undici.

I biancocelesti sono scesi in campo con la versione umana della muraglia cinese composta da Bastos, De Vrij e Wallace; quest’ultimo è stato per novanta minuti l’incubo dei cecchini dell’attacco giallorosso che hanno sprecato tutte le loro cartucce contro una porta stregata dall’ottima prestazione del giovane portiere albanese Strakosha. La Roma ha semplicemente gestito la gara, senza la cattiveria dimostrata al Madrigal, complice anche un Nainggolan apparso in modalità difensiva, poco intraprendente e per niente aggressivo; insomma una prestazione dai toni bassi che ha fatto venire un diavolo per capello persino a mister Spalletti. Sono stati due i gol che hanno permesso alla Lazio di ipotecare la finale, uno per tempo. Il primo porta la firma del serbo Sergej Milinkovic che batte Alison finalizzando l’incursione da sinistra di Felipe Anderson; ma a calare il sipario ci pensa Ciro Immobile, che, dopo essersi visto annullare un gol al 23° minuto del secondo tempo, dieci minuti dopo accompagna in rete, con estrema facilità, un pallone servito su un piatto d’argento da Keita. Il biondo scugnizzo napoletano vince così il braccio di ferro tra goleador con il gigante bosniaco. Mister Inzaghi appare fiducioso per il ritorno e ai microfoni della stampa elogia i suoi ragazzi con una menzione particolare per Bastos e Lukaku, che, dalle treccine, ricorda una vecchia conoscenza del calcio italiano: Edgar Davids. L’ex terzino sinistro dell’Anderlecht ha infatti disputato una partita con la p maiuscola, a differenza del suo collega di reparto giallorosso Rudiger, che si è dimostrato impreciso e nervoso a tal punto da spintonare Immobile contro i cartelloni pubblicitari, guadagnandosi un cartellino giallo.

Immobile, Lazio-Roma 2-0
Immobile, Lazio-Roma 2-0

Per Totti una partita da spettatore non pagante.

Niente da fare nemmeno per Francesco Totti, un uomo che appena vede biancoceleste ha la stessa reazione di un toro quando vede rosso; oltre a dover giocare l’ultima parte della gara, il “Pupone” non riesce nemmeno a dare una svolta alla partita. Il suo effetto da “talismano anti-lazio” sembra non voler funzionare e i tempi del “vi ho purgato ancora”, stampato sulla maglietta, sembrano ormai essere solo un ricordo lontano: ieri, infatti, gli applausi non erano indirizzati a lui ma a Milinkovic, per il quale la Curva Nord ha riservato una più che meritata standing ovation. Risulta vano l’assalto finale della Roma poiché la Lazio di Inzaghi si conferma una fortezza invalicabile che si gode tutta la gioia di un derby finalmente dominato.
Gli occhi sconsolati di De Rossi che fissano il volo di Olimpia a fine gara sono la fotografia di una prestazione da dimenticare per gli uomini di Spalletti, che il cinque aprile proveranno a ribaltare un risultato che puzza già di sentenza. L’Olimpico, che da ormai troppo tempo sembrava essere diventato l’inavvicinabile tana dei lupi, da ieri sera ritorna ad essere il covo delle aquile.