Il gol è la gioia del calcio. L’esultanza è l’essenza del gol stesso. Perché non farlo, non esultare, è diventata una moda? Esultate gente, esultate.

Guardando i tanti gol, essenza e gioia del calcio, che SkySport spesso ripropone (grazie!), mi è balzato all’occhio, quello realizzato dal giocatore Di Noia, Ternana, al Bari, poiché lo stesso, in quanto ex barese e ligio alla “moda” dilagante, non ha esultato.
Intanto vorrei capire quanto EX e quindi “debitore” di rispetto può essere un giocatore di 22 anni e poi faccio un appello: esultate sempre! Avete appena realizzato un gol, siete per un attimo nel paradiso dei bomber (e alcuni lo frequenteranno pochissimo), liberate la vostra gioia! Niente da fare.

Le esultanze più celebri

Ogni volta la solita scenetta di braccia semi-alzate e facce contrite per un tacito “excusatio” che, sicuramente, il vero tifoso di calcio “non petita”! Unica eccezione che ammette la NON esultanza, è il calciatore che per anni ha vestito la stessa maglia. Era chiamato “bandiera”, ma il calcio moderno non lo prevede più. Oltre questo anacronistico caso non negate a voi stessi e allo spettacolo, la manifestazione di gioia dopo un gol. Perché, escluse quelle isteriche, anche l’esultanza è spettacolo, tanto che molte hanno fatto epoca e sono entrate nella storia. Basta ricordare il trenino di Protti e compagni nel Bari degli anni ’90; la “mitragliata” di Batistuta e la “intendi?” di Toni; la “sviolinata” di Gilardino; “l’aeroplanino” (da cui il soprannome) di Montella; le “orecchie che vogliono sentire” di Del Vecchio (usata anche in tono polemico); la maglietta rivoltata sul viso di Ravanelli. O anche provocatorie come quelle sotto la curva avversaria di Nicola Berti e Aldo Serena (era il dito indice o medio?); Maresca che mima il toro dopo l’1a1 nel derby di Torino. O quelle geniali: il selfie di Totti con la curva, un capolavoro più del gol stesso! Sono da ricordo anche le “classiche” del calcio in bianco e nero: braccia alzate, dritte e parallele per Pulici o il terzo tempo di Gerd Muller.

Tardelli esulta nell'82
Tardelli esulta nell’82

Capitolo a parte l’urlo di Tardelli ai Mondiali ’82, da brividi per sempre! Memorabili anche quelle degli allenatori: Mazzone (provocato) corre sotto la curva avversaria con imprecazioni e pugno minaccioso dopo il 3 a 3 di Brescia- Atalanta; Malesani che maledice la Juve; Mourinho in ginocchio, la corsa di Di Canio o il Conte tarantolato. Forse leggermente smodate o sopra le righe ma ben accette! In Inghilterra addirittura, chi segna, spesso abbraccia i tifosi (stadi bellissimi!), oppure scatta verso gloriose scivolate (prati bellissimi!).
Rimanendo in Premier, Ibrahimovic, a ogni rete annuisce con braccia larghe e sguardo cattivo come dire “ci penso sempre io”. Presuntuosa, ma è sempre un’esultanza. Anche Mancini al gol esultava con un po’ di spocchia, ma in fondo è anche per questi caratterini che hanno potuto dare del TU al pallone e pretendere il LEI. Poi ci sono le dichiarazioni d’amore alle telecamere, chi ringrazia Dio, chi mostra magliette con foto o dediche. Anzi mostrava, perché il puntuale acume della dirigenza federale le ha vietate così come le corse sotto i tifosi, pena l’ammonizione. Per fortuna c’è stato chi, noncurante della norma, ha scavalcato barriere e gradinate per abbracciare la nonna. Straordinario Florenzi! Complimenti per l’affettuosa esultanza e tanti auguri di pronta guarigione.

Inzaghi esultanza
Inzaghi esultanza

Cito per ultimo Pippo Inzaghi, realizzatore unico, che a ogni gol esplodeva di gioia come fosse il primo. La sua felicità era conferma di un feeling con il gol mai dato per scontato. E per capirne l’importanza, basta paragonare lui con un giocatore che, per “modalità” e non per “rispetto”, non esulta mai: Balotelli. Provate a confrontare le sue potenzialità e carriera con quelle di Inzaghi.
Esultate gente esultate!