Entro nel pub dieci minuti prima dell’inizio dell’incontro. Non posso perdermi l’urlo del San Paolo di questa notte, anche se sono costretto a guardarlo alla TV.

L’aria si può tagliare con una lama, tanta è la tensione e tanti sono i vapori dell’olio di girasole che un pub che pretende di essere irlandese usa per friggere patatine e cuocere hamburgers di dubbia qualità. Riesco a trovare quasi subito i miei amici, quelli che la mattina ho incontrato in facoltà e ai quali ho chiesto di prenotare un posto anche per me nel locale.
Mi metto seduto in mezzo a loro, come a voler mettere fin da subito tutto me stesso nella serata, ed eccoci là: un foggiano che tifa Juve, un viterbese interista ed un napoletano che non ha il coraggio di nominare Maradona senza sentirsi un po’ in colpa per non essere nato in tempo per vederlo giocare.
Il grido del San Paolo mi scuote come forse solo il cambio di stagione sta facendo con gli umori della gente, il mio amico napoletano non ci fa neanche caso: si è fumato troppe paglie per il nervoso ed è costretto a parlare poco e con frasi molto brevi a causa del fiatone.

Morata - Napoli-Real Madrid
Morata – Napoli-Real Madrid

Davanti a lui un panino gigante che non so come abbia fatto ad ordinare con la sua città che affronta i campioni d’Europa in carica. Infatti lo mangia controvoglia, ma lo mangia perché ”Sennò è peccato”.
Il foggiano juventino prova a ridere ma non ci riesce manco lui: nel locale poca gente parla, perché quando potrebbe passare nei paraggi la storia meglio avere rispetto e non disturbare più di tanto.
Io amo Napoli, l’ho sempre amata, e forse anche un po’ il Napoli, dato che il mio migliore amico di una volta è nato lì ed un giorno orribile fu costretto a tornarsene a Partenope lasciando vuoto il banco vicino a me.
Ogni minimo dettaglio, ogni pensiero che vola per la sala è spazzato via dal fischio dell’arbitro: si parte, ed il Napoli parte fortissimo. Uno, due, tre, quattro, cinque affondi, poi arriva.
Mi sono distratto un secondo, noto un ragazzo ed una ragazza sicuramente al loro primo appuntamento: stanno nel tavolo subito sotto lo schermo, lui le ha chiesto di uscire dopo molti sguardi in biblioteca, troppi per rimanere solo sguardi, ma lei era disponibile solo stasera per uscire, proprio la sera di Napoli-Real.
Il ragazzo fa finta di non essere interessato alla partita, la ascolta mentre gesticola e magari parla del rapporto che ha con la sua coinquilina schizofrenica. Il ragazzo sente l’urlo del pub, e pure io lo sento: è troppo forte per essere qualcosa di normale, di non straordinariamente commovente. Prova a contenersi, lei sorride ed esplodono entrambi. Mertens l’ha messa dentro.
Prima di allora la sala era silenziosa, ora la gente inizia a gridare, e così vengono fuori le carte d’identità delle persone: gli accenti sono forti, volutamente marcati, meravigliosamente napoletani. Tanti ragazzi campani che sono venuti qui ”Al Nord” per cercare lavoro, per studiare, per vivere un’esperienza di chissà quale portata.
Mi guardo intorno e penso per qualche secondo di credere nelle magie. Mando un messaggio a mio padre, come sempre quando una palla rotola in rete, e mi accorgo di essere in un romanzo di Maurizio De Giovanni, quando ne ”Il resto della settimana” un avventore qualsiasi racconta al protagonista di telefonare a suo padre ogni volta che segna il Napoli, anche se vive al piano di sotto. Questa è una terra di opportunità nella quale ho deciso di venire anche io, questa stanza, oggi, è Napoli.
Penso a quanto sia forte questo calcio che ogni giorno provano a calpestare, penso che benché siamo un Paese ancora giovane (nel senso di nati-da-poco) alcune cose capaci di tenerci tutti uniti esistano. Abbraccio i miei due amici, stasera non possiamo darla vinta al campanilismo. Da lì all’intervallo succede di tutto in quel campo, sembra di sentire la scossa emotiva che emette il San Paolo in ogni angolo della sala. All’intervallo usciamo e guardiamo tutti e tre il risultato di Arsenal-Bayern sugli smartphone.

Sarri - Napoli-Real Madrid
Sarri – Napoli-Real Madrid

Rientrare e rimettersi seduti è un’agonia, non mi sento così da quando in quelle situazioni ci stava la mia Inter delle tante sbilenche corse di Champions League, in quelle partite guardate in casa dopo troppe ore di studio, vissute come unico conduttore di libertà.
Ci rimettiamo negli stessi posti e nelle stesse posizioni del primo tempo, ”Visto mai San Gennaro ci fa la grazia”, esclama con accento coerente e con cognizione di causa un pelato nel tavolo dietro di noi. ”Si accettano miracoli” recita un cartellone esposto in tribuna a Napoli e ripreso dalle telecamere. L’ultimo sorso di birra mi va di traverso. Hamsik fa un pasticcio ma con la cazzimma gli azzurri si salvano in calcio d’angolo.
Da lì in poi la paralisi di ogni voglia di rivalsa. Provo ad immedesimarmi in Mister Sarri dopo il gol del pari: riprendere a gridare, ad incitare i propri combattenti è un atto doveroso, da leader quale è Sarri, ma costa troppo fiato, e di essere in lui, ora, non me la sento proprio.
Un nostro compagno di corso si trova proprio lì, sugli spalti della città che non solo oggi è la più calda d’Europa: ci pensiamo su e smettiamo di invidiarlo nel momento del sorpasso dei blancos.
Il silenzio cala come cala la concentrazione in campo, non ho più voglia di guardare la partita.
La TV trasmette un bambino che piange, torno indietro di molti anni ed iniziano a risalirmi le lacrime di un lontano Inter-Milan in cui il gol di Martins non bastò per farci passare il turno.
Non posso piangere, non ne ho il diritto stasera, e rimango con gli occhi lucidi per qualche secondo.
Il tempo scorre come gli ultimi strascichi di un sogno impossibile. Morata non so neanche per quale motivo abbia provato a zittire il San Paolo. Tre fischi e nessuna parola: un grande abbraccio agli amici, un po’ più forte a quello sconfitto.
Stasera torno a casa da solo che domani ho lezione presto, ma il cuore pesa un po’ anche a me.