Non è più il caso di sprecare la voce per spiegare il fuorigioco alle nostre compagne, ormai lo sanno meglio di noi, e la mister Panico ce lo può confermare

Correva l’anno 1962 e mentre l’Inter festeggiava il primo scudetto dell’era Moratti-Allodi, Rita Pavone cantava “Perché perché la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallone, perché perché una volta non ci porti pure me.” Un brano che all’epoca ebbe un enorme successo e che raccontava le diatribe domenicali tra moglie e marito divisi dal rituale appuntamento di lui allo stadio. E nel destino già c’era Patrizia Panico.
Oggi, nell’era delle quote rosa e delle pari opportunità, quella canzone non andrebbe più di moda e la piccola cantante torinese avrebbe dovuto cantare “Perché perché tutti i giorni mi lasci sempre solo per andare ad allenare la nazionale italiana maschile under 16 di pallone.” Sì, avete letto bene, ho scritto “solo”, immedesimandomi in Igor Protti, lo Zar di Livorno e marito di Patrizia Panico, nuova commissario tecnico della nazionale azzurra under 16 maschile.
Cari uomini, dimenticatevi la fantozziana scena del vedere la partita in santa pace, accompagnati dalla frittata di cipolle e dal rutto libero, mentre vostra moglie svaligia ogni qualsivoglia negozio insieme alle amiche. Da oggi, oltre il letto, il tetto e i beni, dovrete condividere con le vostre partner anche il divano, la televisione trentadue pollici full hd e l’abbonamento allo stadio. Il calcio, infatti, sembra tingersi di rosa come testimoniano le statistiche che vedono un incremento sempre più significativo del calcio femminile: 22 564 calciatrici per 702 squadre, un aumento di unità del 10% rispetto alla stagione 2014-2015.
Patrizia Panico

Prima le signore, anche nel calcio: la storia di Patrizia Panico

Ormai il gentil sesso si sta impadronendo di ogni ruolo e ogni settore calcistico e di recente, persino dell’unico elemento che sembrava rimasto monopolio maschile, ovvero la panchina. Una notizia che ha seminato il terrore tra gli allenatori, ma d’altronde non poteva essere diversamente, visto che la protagonista di questa storia fa di cognome Panico.
L’ex attaccante quarantaduenne dal gol facile, ha scritto una nuova pagina della saga del calcio, diventando la prima allenatrice di una compagine azzurra maschile della storia. Nata nella capitale l’8 febbraio 1975, è orgogliosamente romana ma per niente romanista, il suo cuore infatti batte per la Lazio, squadra della quale oltre ad essere tifosa sfegatata, è stata anche capitano.
La sua carriera è legata anche a molte altre piazze tra le quali Milano, Torino, Sassari, Verona, Firenze ma soprattutto Modena: nel 1997 infatti vola via dal nido delle aquile per approdare in quello delle canarine dove riesce a coronare il suo sogno di poter affiancare Carolina Morace che, oltre ad essere stata una attaccante ed icona del calcio femminile italiano prima della Panico, ha allenato, seppur per due sole partite, la Viterbese maschile in C1 nel 1999, sotto la presidenza Gaucci, divenendo la prima allenatrice italiana ad aver guidato una squadra maschile professionistica.
Ma non ci sono solo esperienze con maglie di club nostrani nel curriculum della Panico, lei vanta anche un’avventura a “stelle e strisce” nella patria del gentil calcio, più precisamente tra le fila delle Sky Blue F.C., ed inoltre diciotto anni in azzurro, quello stesso azzurro che ora brilla sulla sua tuta da allenatrice e che deve guidare alla vittoria contro gli eterni rivali tedeschi.

Patrizia Panico, ex attaccante della nazionale
Patrizia Panico, ex attaccante della nazionale

La panchina azzurra si colorerà di rosa con Patrizia Panico

Insomma il 22 e il 24 marzo, a Patrizia servirà una prestazione alla Bearzot in stile finale dei mondiali 1982 Italia-Germania, mentre gli azzurrini dovranno emulare le gesta degli eroi di quella sera: Rossi, Tardelli e Altobelli. Stando all’opinione di coloro che hanno una concezione totalmente maschilista di questo sport, con l’arrivo della Panico sulla panchina azzurra viene a mancare un condottiero con le palle, pensiero che, anatomicamente parlando, non fa una piega, ma per il resto è solo fuffa, poiché la neo allenatrice, oltre ad un glorioso passato da capocannoniera, è forte di un ruolo da assistente di Daniele Zoratto ormai suo predecessore alla guida dei giovani italiani.
E’ doveroso spezzare una lancia anche in favore del presidente della FIGC Tavecchio che, forse per ripagare la sua gaffe nei confronti delle donne dai tacchetti a spillo, definite squallidamente “quattro lesbiche”, ha optato per l’investitura rivoluzionaria della Panico. Il futuro lascia ben sperare: uomini sempre più dall’estetista a depilarsi e donne sui campi di calcio la domenica; il mondo si sta capovolgendo?
No, in realtà la passione per il calcio non è né una questione di sesso né una questione di cuore, ma una questione di costola, quella parte del corpo di Adamo che è servita per creare Eva e che forse ci accomuna più di quanto pensiamo. Perché come cantava Sabrina Salerno: “Siamo donne, oltre le gambe c’è di più”… ci sono i piedi.