Una schedina abbastanza scontata, nessuna sorpresa in questo turno di Qualificazioni Mondiali; le veterane hanno messo in riga la new entry come da copione, mentre in Romania vinceva chi sbagliava più gol

“Voglio tornare negli anni novanta” è il titolo del brano del Dj Matrix, un pezzo che racconta l’ultimo decennio del ventesimo secolo in maniera nostalgica, elencandone solo i pro e nessun contro, ma d’altronde, specie per chi come me è figlio di quella generazione, non poteva essere altrimenti. Gli anni novanta in soldoni sono quel periodo tutto rose e fiori in cui Maria Montessori sostituì Giuseppe Verdi sulle banconote da mille lire, erano gli anni in cui il walkman si riavvolgeva con la Bic, era il periodo in cui si andava a scuola con gli zaini Invicta e si mettevano sempre le Dr. Martens ai piedi, tranne il sabato sera, quando si andava a ballare con le scarpe con le luci. Ci si divertiva con Game Boy e Tamagotchi oppure a fare chilometri e chilometri sui pattini a rotelle ascoltando gli 883.

Per Lituania e Slovenia l’importante è partecipare

Proprio in quel periodo, nel 1991, la cartina geografica si arricchiva, per grande gioia degli studenti, di due nuovi stati: Slovenia e Lituania. La prima ottenne l’indipendenza dall’ex Jugoslavia di Tito, mentre la seconda la ottenne dall’Unione Sovietica. Insomma, per farla breve, due paesi così lontani geograficamente, ma così vicini per le origini e per il calcio, entrambe le nazionali, infatti, non sono proprio top di gamma. La Lituania sembra aver perso la speranza di vedere la luce in un girone che la affonda sempre più nei meandri del penultimo posto del gruppo F, con cinque punti, superiore solo alla piccola Malta rimasta a mani vuote. Un gol per tempo, Defoe e il ritrovato Vardy consentono alla ferita Inghilterra di abbattere facilmente il castello di carte lituano che dimostra ancora una volta di meritare la centonovesima posizione nella classifica mondiale della FIFA. Mi spiace dirlo ma, per la Lituania è meglio darsi all’ippica come si suol dire, anzi è meglio che si dia alla pallacanestro dove gli spilungoni nordici dimostrano di essere molto più portati. Discorso leggermente diverso per la Slovenia che nello stesso girone, ma sul terreno di Glasgow, regala i suoi tre punti alla diretta concorrente Scozia che, giunta ormai a un punto di distanza, le sta col fiato sul collo e sembra voler rubare a Birsa e compagni il terzo gradino del podio alle spalle dei due posti validi per la qualificazione. Un risultato strappato negli ultimi minuti ma a tutti gli effetti meritato, dopo che la porta difesa dal ventiquatrenne Oblak era letteralmente diventata un bersaglio preso di mira dagli uomini di Strachan.

Alla Polonia piace vincere facile

Si respira completamente un’altra aria nel girone E, dove si è giocata una partita ai vertici, uno scontro tra titani, anche se il titano in questo match era solo la Polonia, mentre il piccolo e ventunenne Montenegro gioca il ruolo di sorpresa del girone. L’ultima parola è spettata come sempre al campo che però ha parlato in polacco, infatti Lewandowsky e compagni hanno battuto i diretti concorrenti montenegrini per 2 a 1 e ora guardano dall’alto Danimarca, Romania, Armenia e il fanalino di coda Kazakistan. Ai polacchi piace vincere facile, la nazionale balcanica infatti ha dovuto rinunciare al bomber Jovetic fermo ai box e si è affidata ad un Savic in versione salvavita, costretto a fare il miracolo sul bomber del Bayern prima che Mugosa punisse i polacchi confermando la teoria del “gol sbagliato, gol subito”. Ma un bel gioco dura poco e a zittire i padroni di casa ci pensa Piszczek, che scavalca il dormiente Bozovic con un pallonetto e strappa un biglietto per Mosca.

Tra le due litiganti nessuna gode

Un pugno di mosche è quello che rimane in mano a Romania e Danimarca, a Cluj infatti è andato in scena lo spreco; occasioni da entrambe le parti, qualcosa in più nel finale per i danesi, che dovrebbero prima o poi andare in ritiro in una location d’eccezione, da un oculista per esempio. Eriksen infatti, forse nel tentativo di servire un astronauta, spara alle stelle un pallone a tu per tu con Tatarusanu. Affetto dalla stessa ipermetropia è Jorgensen che, in mischia, manca il bersaglio grosso. Nonostante nessuno si porti a casa la spada del vincitore, entrambe si portano via un punto come souvenir di una partita poco emozionante; un punto che consente ai connazionali di Andersen di agganciare il Montenegro a sette punti. Insomma il secondo posto del gruppo E rimane per ora un braccio di ferro tra la sirenetta e il karik. E’ stato un turno di qualificazione vietato ai paesi minori di ventisei anni che si sono dovuti inginocchiare di fronte all’esperienza di quelli più vecchi. Forse gli anni novanta avevano anche dei difetti, da noi, calcisticamente parlando, erano gli anni di Baggio, gli anni delle magie, delle domeniche rigorosamente allo stadio e delle radio a bomba su Novantesimo Minuto; anni di poesia calcistica per l’Italia, un po’ meno per altri paesi d’Europa.