I governi passano e l’età pensionabile aumenta, ma i calciatori a quanti anni appendono gli scarpini al chiodo? Stanley Matthews ha deciso di ritirarsi “presto”, a cinquant’ anni.

AAA cercasi, contratto di lavoro sperasi; forse non è proprio così il ritornello della canzone di Francesco Gabbani, vincitore dell’ultima edizione del Festival di Sanremo. Una canzone simile però la canterebbero tutti quei giovani italiani vittime della disoccupazione che da qualche anno affligge il nostro bel paese.
Un problema difficile che, ora come ora, alterna timidi momenti di ripresa a situazioni critiche. Complice di questo fenomeno è l’aumento dell’età pensionabile, sembrerebbe proprio che i nostri vecchi non ne vogliano sapere di andare a commentare i cantieri. Persino nel calcio qualcuno si rifiuta di accettare il passare degli anni, perché appendere gli scarpini al chiodo è sempre stato difficile; ne sanno qualcosa l’intramontabile portierone Zoff, ritiratosi dal calcio a quarantuno anni, proprio come i due pilastri della difesa milanista, Paolo Maldini e Billy Costacurta.
Ci sono però due portieri del nostro calcio secolari come gli ulivi della Puglia, sto parlando di Andrea Pierobon e Marco Ballotta. Il primo, ex portiere del Cittadella, ha giocato fino all’incredibile età di quarantasei anni, quando ha sentito che la protesi all’anca e la dentiera hanno cominciato a cigolare; il secondo invece è il vecchio portiere della Lazio, un giocatore che sembra essersi dimenticato di passare a ritirare la pensione all’INPS, poiché, dopo aver sfilato i guantoni alla tenera età di quarantaquattro anni e trentotto giorni, nel 2008 si è reinventato attaccante del Calcara Samoggia in prima categoria.
La nostalgia dei pali ha cominciato poi però a farsi sentire e nel 2014, alla veneranda età di cinquant’anni, torna a fare il portiere in Eccellenza con il Castelvetro.

Stanley Matthews
Stanley Matthews

A trentadue anni qualcuno lo dava già per spacciato

II fenomeno dei calciatori longevi non è prodotto e confezionato in Italia, ma importato dall’Inghilterra che nel 1965 a Stoke vide giocare per l’ultima volta una giovane promessa del calcio inglese, il cinquantenne Stanley Matthews. Questo giocatore era l’esempio vivente del curioso caso di Benjamin Button, un atleta che era come il vino, più invecchiava più diventava buono.
Tutto era cominciato quel pomeriggio a Blackpool nel 1947, questo è l’inizio del romanzo sulla carriera lunga trentatré anni del centrocampista inglese, quel pomeriggio infatti Joe Smith, all’epoca allenatore dei “Tangerines”, fece una domanda a Matthews: “Hai trentadue anni, pensi di riuscire a giocare un altro paio di stagioni?”.
Il giocatore classe 1915 deve aver preso quella innocente richiesta come una scommessa, come una sfida con se stesso e con le sue abilità fisiche, che lo hanno portato a diventare a tutti gli effetti il giocatore più anziano ad essersi ritirato nella storia del calcio.
Una carriera che sembrava interminabile, fatta di poche maglie vestite e pochi trofei, ma tanti record, cinque per l’esattezza, che hanno permesso a quest’uomo di entrare di diritto nella storia dello sport più bello del mondo.
Matthews esordì con la maglia dello Stoke City nel 1932 a soli diciassette anni e vi rimase fino al 1947 disputando duecentocinquantanove partite e segnando cinquantuno reti; troppe assonanze col numero cinquanta non trovate? Due anni dopo la sua prima apparizione in maglia biancorossa, arrivò quella nella nazionale inglese, a nemmeno vent’anni, un debutto dal sapore unico per un diciannovenne alla prime armi, che approfitta dell’occasione per segnare il suo primo gol con i britannici contro il Galles.

Stanley Matthews pallone d'oro
Stanley Matthews pallone d’oro

I grandi successi

Patì molto la sospensione dei campionati dovuta alla Seconda Guerra Mondiale e forse questo suo malessere contribuì alla scelta di trasferirsi al Blackpool nel 1947, continuando a giocare con la maglia dell’Inghilterra fino all’età di quarantadue anni, record assoluto per la Nazionale inglese.
Con i mandarini trascorse uno dei suoi periodi migliori: dalle convocazioni ai mondiali del 1950 e di quelli successivi del 1954, fino al 1956, quando, con qualche ruga in più sul viso, il quarantunenne Matthews divenne il vincitore del primo Pallone d’Oro della storia del calcio.
Nel 1961, non ancora stanco di imprese calcistiche, tornò al retrocesso Stoke City per riportarlo in First Division arrivando a disputare la sua ultima partita da professionista all’età di cinquant’anni e cinque giorni, senza l’uso di nessuna stampella ma delle sole scarpe tacchettate.
Un record custodito fino a pochi giorni fa, quando, il 5 marzo 2017, Kazuyoshi Miura attaccante giapponese dello Yokohama F.C., è sceso in campo a cinquant’anni e una settimana senza l’intenzione di voler lasciare ancora il calcio giocato. Un record marchiato Made in England ed imitato in Giappone, un po’ come succede nella tecnologia o nell’abbigliamento.
A distanza di diciassette anni dalla morte della storica ala destra inglese che, nelle foto di squadra, più che un giocatore, sembrava il mister, la famiglia Matthews si trova a spolverare un solo trofeo, quell’unica Coppa d’Inghilterra vinta per 3 a 1 contro il Bolton nel 1953, una partita che i tifosi inglesi ricordano come “la finale di Matthews“, disputata a Wembley davanti a centomila spettatori.
Carissimi genitori che vedete in vostro figlio un futuro giocatore di Serie A, non rompete le scatole sul campo la domenica mattina e mettetevi il cuore in pace, perché la vecchia generazione di campioni non vuole andare in pensione nemmeno alla vista dei primi capelli bianchi.