A casa del mito. Entrare nell’abitazione di Giovanni Trapattoni è come avere accesso ad un luogo di culto. C’è un’atmosfera a cavallo tra il sacro e il profano. O forse è solo la vibrazione della Storia.

Il tutto è evocato dai mille trofei e cimeli di una carriera tra le più vincenti a livello mondiale, gelosamente custoditi nella prima stanza a destra, appena varcata la soglia del “tempio” di viale dei Tigli a Cusago Milanino. Oggi sono 78 per il Trap, il tempo passa per tutti – e anche per lui, stando alla carta d’identità – ma quando apre la porta ha ancora il guizzo negli occhi di un ragazzino e mentre parla è palpabile la voglia di tornare ad allenare, qualunque sia la nazione.

A casa del Trap

«Perché lui ormai è oltre, non è più un tecnico: è l’allenatore degli allenatori. Ha vinto più di tutti, come giocatore e in panchina»

Ci siamo imbucati grazie ad Armando Scozzesi, esuberante presidente dell’associazione locale Amici del Milanino, alla quale il mister è da sempre legato. “Ho appena rinunciato a due proposte, una in India e una in Africa”, ammette senza nascondersi come fanno di solito gli addetti ai lavori nel calcio. Perché lui ormai è oltre, non è più un tecnico: è l’allenatore degli allenatori. Ha vinto più di tutti, come giocatore e in panchina. Pupillo di Nereo Rocco e bandiera del Milan tra i ’60 e i ’70, con la Nazionale italiana divenne leggenda dopo la marcatura asfissiante a Pelè (l’asso brasiliano non era in forma ma “il biondino”, per sicurezza, non gli lasciò neanche l’aria per respirare), poi a soli 34 anni il grande salto alla guida dei rossoneri e il filotto di successi ineguagliati come allenatore della Juventus.
Lo scudetto con l’Inter, poi Germania, Portogallo e Austria – tre vittorie in campionato con Bayern, Benfica e Salisburgo –, la Nazionale italiana e l’incubo Byron Moreno sfruttato dalla Corea del Sud, successivamente l’Irlanda dove per il tocco di mano di Henry non riuscì nell’impresa di qualificarsi ai Mondiali ma due anni dopo centrò l’obiettivo dell’Europeo dopo 24 anni di storia.

Una voglia di allenare evidente. Infatti ammette: “Ho rinunciato a proposte in India e Africa ma chi lo sa, la voglia di andare è ancora tanta”

Mai fermo, mai domo. Il Trap sprizza entusiasmo da tutti i pori: “Sono come una Formula1, sempre in evoluzione per non farmi superare”, ci risponde quando gli domandiamo come faccia ad avere di nuovo voglia di vincere o, almeno, di provare a farlo: “Qui vicino a Cusano Milanino c’è il circuito di Monza. E’ questa la volontà di competere, per non farsi mai superare. Nonostante il tempo sia volato e i cambiamenti tecnico-tattici non si fermino, mi pongo l’interrogativo di come risolvere le questioni di campo: quando vedo le partite sono elettrico”.
Una voglia di allenare evidente. Infatti ammette: “Ho rinunciato a proposte in India e Africa ma chi lo sa, la voglia di andare è ancora tanta, però…”. E mentre lo dice, dall’altra stanza si sente sbuffare, sbattere una porta e il rumore di passi verso il piano superiore. E’ la moglie, che evidentemente non la pensa come lui sull’ennesima avventura in giro per il mondo.

Il campo è la sua vita, lo aveva dichiarato già tempo fa: “Difficile per me scindere l’uomo dall’allenatore”

Chi è il nuovo Trapattoni? “Non saprei, Allegri e Conte sono stati miei giocatori. Anche loro hanno questo spirito, così come Gasperini. Provengono da esperienze internazionali. Non voglio sminuirli dicendo che mi somigliano. La loro bravura è di essere sempre aggiornati, evolutivi e stanno ottenendo i giusti successi”.

Il campo è la sua vita, lo aveva dichiarato già tempo fa: “Difficile per me scindere l’uomo dall’allenatore”. Ma la sua fama in giro per il globo non è solo legata al calcio. O meglio, a particolari momenti in cui ha anticipato tutti, guarda caso, con degli sfoghi e delle gaffe irresistibili che hanno segnato un’epoca nella comunicazione sportiva: “Oggi mi ha chiamato un giornalista tedesco per la conferenza stampa in cui ripetevo Strunz…Lo stesso Thomas, che ha un grande affetto nei miei riguardi, ha capito il mio sfogo verso la stampa. Ma i giornalisti erano esterofili e l’hanno interpretato in quel modo. Lui l’ha capito, non era uno sfregio: d’altronde il cognome è quello e per noi italiani risponde a un altro tipo di riflesso”.
Venerdì 17, alla faccia della scaramanzia. Gli auguri per i 78 anni appena compiuti gli sono arrivati da mezzo mondo: “È tutto il giorno che sono impegnato a ricambiare i messaggi. E’ bello sapere che tanta gente ti stima. Penso di non poter più chiedere niente avendo ottenuto tanto”. Mentre lo dice sorride sornione. Sappiamo che non è vero. A breve andrà da qualche parte, perché finché c’è carburante rimarrà la voglia di competere e non farsi superare. Ma attenzione alla prima regola del Trap: “Be careful of the cat. Don’t say you have the cat in the sack when you don’t have the cat in the sack”.