Dybala decide di diventare grande davanti al più grande. Due gol, tanta qualità, sostanza a pacchi e un istinto glaciale. Messi, sconsolato, forse ha visto in diretta chi lo sostituirà a Barcellona. Con buona pace dei bianconeri. Per il calciomercato, però, c’è ancora tempo. Perché allo Stadium la Juventus non solo ha vinto nel primo match contro i catalani, ma ha dimostrato di essere tra le più solide pretendenti per alzare la Champions League.
Parte forte la Juve, che sembra essere scesa in campo con la stessa tranquillità di quando affronta il Chievo. Il Barça, invece, appare intimidito dai suoi stessi limiti. E così ad approfittarne è il più affamato di tutti. Quel Paulo Dybala che da giorni è atteso alla prova del fuoco. Mathieu e Piquet, la coppia centrale blaugrana, stentano a trovare le misure e, infatti, già al ‘7 minuto arriva dalla destra in mezzo all’area una palla rasoterra semplice semplice sulla quale si avventa ‘La Joya’: stop di destro e girata di sinistro sul palo opposto. Gol, bello e decisivo per direzionare la gara.
La personalità dei giocatori guidati da Massimiliano Allegri impressiona. Nella maggior parte delle partite contro il Barcellona, una volta in vantaggio, le squadre avversarie indietreggiano per sostenere la reazione blaugrana. Invece la Juve rimane alta, pressa, quando ha palla la fa girare velocemente e i suoi attaccanti si buttano tra gli spazi. E’ così che arriva la seconda marcatura.

Mentre Iniesta prova a inventare con pigrizia, Messi si isola come spesso gli accade nelle giornate storte e a Neymar non riesce un dribbling, la Juve riparte. Lancio lungo sulla sinistra per Mandžukić, che non tiene palla per perdere tempo ma punta il terzino che, intimidito, indietreggia. Quando lo affronta, il croato è lesto a far arrivare il pallone a Dybala al limite dell’area.
Un pallone velenoso sul quale si avventa l’argentino che stavolta non la stoppa neppure. Sinistro secco sul primo palo, niente da fare per ter Stegen. Il pallone torna a gonfiare la rete: 2-0 per la Juve. Barcellona frastornato. Fa pensare se Luis Enrique, in un primo tempo disastroso dei suoi, si è alzato dalla panchina una solla volta per dire ai giocatori: “Forza, svegliatevi. Non sembrate voi”. Qualche indicazione tattica, magari, sarebbe stata più consigliata.
Il resto dei primi 45 minuti sono dominati dai padroni di casa. L’unico sprazzo del duo Messi-Iniesta si vede al 20esimo. Il cinque volte pallone d’oro taglia la difesa a metà con un filtrante diretto a don Andrès che davanti a Buffon si fa ipnotizzare.
Più passa il tempo e appare chiaro che il problema per il Barcellona non è che Dybala abbia deciso di emulare Messi (riuscendoci meglio dell’originale), ma che Mandžukić sembri Neymar. Sono loro i protagonisti, anche nella ripresa. Il primo che senza timore punta la traballante difesa schierata, il secondo sempre pronto a fare a sportellate utili ad aprire spazi (le conseguenze chiedetele a Sergi Roberto).
L’unico un po’ fuori giri, in una Juve quasi perfetta, è sembrato essere Higuain. I movimenti sono da enciclopedia del bomber, la cattiveria, per una sera, quella dei calcetti del giovedì tra amici.

Nel secondo tempo il copione non sembra cambiare, almeno nei primi minuti. Con i bianconeri solidi in difesa e pronti a ripartire e i blaugrana lenti e oziosi nell’affrontare contrasti e costruzione. Tra un gol annullato per fuorigioco a Messi e una bella imbucata sempre dell’argentino per Suarez che calcia male a lato, la Juve colpisce ancora. Stavolta è una inzuccata di Chiellini, su marcatura blanda di Mascherano. Il neo laureato, dopo il 110 e lode, si prende così un’altra soddisfazione usando la testa: 3-0 e lo Stadium è in delirio.
Tra i protagonisti che hanno fatto impazzire la Torino in bianco e nero, tolti i già citati più volte Mandžukić e Dybala, certamente Alex Sandro, soprattutto nel primo tempo, Khedira che ha attaccato e difeso con solida costanza, Pjanic che non si è abituati a veder soffrire correndo dietro agli avversari e il grande ex Dani Alves che si è fatto rimpiangere e non poco. I peggiori, dall’altra parte (forse nessuno meritevole della sufficienza), il trio delle meraviglie Messi-Neymar-Suarez, non si sono mai trovati tra loro e il resto della squadra e poi l’intera difesa: quella del Chievo, tanto per capirci, rispetto a quella del Barça apparsa sontuosa.
Quando al minuto ’80 entra Rincon per Dybala – salutato dall’ovazione dello stadio – a tutti è palese che è nata una stella e che dopo aver speso tanto è arrivato il momento per i bianconeri di non rischiare di buttare all’aria una serata storica. Il Barcellona, nonostante qualche spunto interessante, appare fino alla fine in campo come se fosse costretto a giocare controvoglia.
Ora lo spettro per la Juventus è il ritorno da favola che il Barcellona fu in grado di giocare contro il Paris Saint-Germain con un 6 a 1 che ribaltò il 4-0 iniziale. Tutto è possibile. Anche se i miracoli, è risaputo, nella vita di solito accadono una volta sola.