Cosa c’è di meglio per un laziale di festeggiare in faccia ai propri rivali storici in una gara ad eliminazione diretta ?

Carta d’identità biancoceleste

Nome: Simone Inzaghi. Segni distintivi: fratello minore di un campione del mondo. Professione: portatore di sogni ed allenatore della Lazio. Questa sarebbe la carta d’identità di Simone, il re senza terra e che ha iniziato senza ambizioni. Un carriera che non doveva essere la sua e un posto che era stato affidato ad ex allenatori della nazionale e decantati maghi del pallone. Una panchina che però si è meritato, portando gloria e passione sulla sponda laziale di Roma, una sponda che fino a 6 mesi fa si trovava sconfortata e senza una guida spirituale. Sogni e passione però hanno permesso al minore dei fratelli Inzaghi di riuscire a trovare il suo posto e di rilanciare il brand Lazio in Italia e nel mondo. Una qualificazione alla Champions ancora a portata e una finale di coppa Italia. Troppo forse, ma non per lui.

Il più bel regalo di compleanno

Simone Inzaghi
Come si può festeggiare al meglio una stagione esaltante ? Il regalo viene da un’ospite inaspettato: Luciano Spalletti. Un pacchetto avvolto con cura e portato direttamente all’Olimpico, la casa di Simone. Se si apre il piccolo pacchetto si scorge qualcosa di molto semplice ma che ha fatto esultare tutti i biancocelesti: finale di coppa Italia. La Roma a casa anche se vincente e il mondo che inizia ad accorgersi finalmente di lui. Tutte le testate ne decantano le lodi, tutti i manager iniziano a temerlo. Cosa c’è di meglio per chi ha passato la vita oscurato dalle gesta del fratello ? Quando poi finalmente la situazione si ribalta è godimento puro, la rivincita è completa e finalmente si godono i risultati del duro lavoro. Un compleanno perfetto.