Novanta, quaranta, trenta. Sono i numeri di Giovanni Arpino e del suo capolavoro Azzurro tenebra. Novanta e trenta sono l’alfa e l’omega del giornalista e scrittore nato a Pola il 27 gennaio 1927 e morto a Torino il 10 dicembre 1987. In mezzo c’è quaranta, ovvero il numero degli anni dalla prima pubblicazione del suo romanzo.

Pubblicato nell’ottobre del 1977, il libro vende in poco tempo trentamila copie, poi esce dal catalogo Einaudi e viene ripubblicato nel 2007 da Spoon River. Ora è uno dei titoli della collana Scrittori contemporanei di Bur Rizzoli.
Se c’è un romanzo che rappresenta il calcio, questo è Azzurro tenebra. Protagonista del libro è Arp, un inviato speciale che segue le amare vicende dei Mondiali di Stoccarda insieme a Bibì, giovane cronista.

Nelle pagine di Arpino si consuma una disfatta sportiva, l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali del 1974, che è specchio anche del fallimento del Paese. È l’Italia che esce dalla “strategia della tensione” ed entra negli “anni di piombo”, che ha respinto con il referendum l’abrogazione della legge sul divorzio.
Per la cronaca (sportiva), ai Mondiali tedeschi l’Italia allenata da Valcareggi esce al primo turno. Quelli, però, saranno i mondiali di Johan Crujff e della sua Olanda che dovranno arrendersi in finale alla Germania Ovest.
Sulla palla alta che volò via, solo un astuto spigolo di Giacinto prevalse. Ricaddero nel vuoto come mostruosi gemelli e toccando terra si fecero più stretti d’odio.
«Se è ancora football io sono un orango, sono l’abominevole uomo delle nevi» andava disfacendosi Bibì.
«Il football è anche quello che non è» rise Arp.