Vista l’età, la Juventus lo aveva schierato sui social, poi in panchina e adesso in campo. A Torino si fanno troppi giudizi affrettati come successe ad Allegri; ma se non fosse per l’allenatore toscano e per l’esperienza di Dani Alves, a Monaco la Juve ci sarebbe andata solo in gita scolastica

Ci sono tre cose che, più invecchiano, più sono buone. Una, come tutti ben sanno, è il vino; l’altra è Jennifer Aniston, che sembra non avere data di scadenza e mantiene intatto il suo fascino nonostante sia entrata a tutti gli effetti negli “-anta”; ma la terza cosa, a mio avviso la più sorprendente, è Dani Alves, un talento che non conosce fine e che non teme nemmeno la carta d’identità.
Trentatré anni suonati, ma con la stessa voglia di quando a diciassette anni si avvicinò al vivaio del Bahia. Per lui si prospettò il solito cammino tortuoso fatto di tanti step e giovanili infinite, ma il suo esordio nel Campeonato Brasileiro ha qualcosa di paranormale. Paranà Clube-Bahia 0-3. No vabbè i gol non sono i suoi, stiamo parlando comunque di un terzino destro, uno dei più forti della sua generazione, ma pur sempre un terzino destro. Due assist e un rigore procurato, un bilancio sufficiente per far capire al mister Evaristo do Macedo che il ragazzo si poteva convocare: se non faceva lui i gol, al massimo li procurava.

Il Bahia non sta attento e il Siviglia se lo porta via

Il tirocinio in Brasile per lui dura poco, giusto il tempo di fare le valigie e fare il biglietto per Siviglia. Un salto dal barbiere? No, sei stagioni al Ramón Sánchez-Pizjuán. Qui emergono le sue qualità: resistenza, velocità, capacità di inserimento ed una notevole tecnica individuale. I suoi cross estremamente calibrati spaccano il millimetro (c’è chi sospetta che utilizzi una calamita). L’istinto è quello dell’attaccante, e l’asso nella manica sono le punizioni sia dalla media che dalla lunga distanza. Con i sevillanos vince il giusto e anche di più: due coppe Uefa, una Supercoppa Europea e una Coppa del Re.
Ma a Dani non basta, vuole di più, vuole cambiare aria, per lui si fanno avanti dei signori club dall’Inghilterra come il Liverpool e il Chelsea, ma il Siviglia non è il Bahia e blinda in cassaforte il suo talento gettando via la chiave. Insomma di lasciare il Siviglia non se ne parla nemmeno (complice anche la scomparsa del compagno di squadra Antonio Puerta, che procura alla società un notevole shock) e Dani accetta come un bambino quando viene chiuso in camera senza cena come castigo. I soldi però fanno traballare chiunque, perfino la testardaggine degli andalusi, e quaranta milioni hanno un buon profumo per il Siviglia, che cede alle avances del Barcellona.

Niente Inghilterra, Alves blindato in Catalunya

Il primo luglio del 2008 è il giorno delle lacrime, ma a consolarlo ci pensa il Camp Nou dove esordisce contro il Wisla Cracovia. Anche qui il piccolo brasiliano non delude le aspettative: sei campionati spagnoli, quattro coppe di Spagna, ma soprattutto tre Champions League e altrettanti Mondiali per Club. A essere pignoli ci sarebbero anche tre Supercoppe UEFA.
Nel Barça recita la parte del protagonista, sia in campo che, in un certo senso, fuori. Il 27 aprile 2014, infatti, durante la partita di campionato Villareal-Barcellona, mentre si accinge a battere un calcio d’angolo, gli viene lanciata dagli spalti una banana. Dani Alves, senza scomporsi, risponde a questo gesto chiaramente razzista in modo curioso: raccoglie il frutto, lo sbuccia e lo mangia, continuando poi a giocare. Questo gesto è diventato immediatamente un simbolo nella lotta contro il razzismo, appoggiato con convinzione da molti altri calciatori (come Neymar, Balotelli, Mertens, Hulk, Pogba e Agüero), altri sportivi, e anche personalità non legate al mondo del calcio.

A Torino, tra social e gol pesanti

Dopo otto anni di amore, il 2 giugno 2016, Alves rispolvera le valigie per volare a Torino. La Vecchia Signora accoglie in rosa il vecchio terzino, ma Allegri non ha intenzione di fargli da badante, e allora ecco la Juve do Brasil con le ali carioca Alex Sandro e Dani Alves, con quest’ultimo che insegna ai bianconeri come andare avanti in Europa e gestire i social network, dove il brasiliano è un vero fenomeno al pari di Messi e Ronaldo.
La tentata rimonta contro l’Atalanta del Gasp nell’ultima giornata di campionato, porta anche la firma del brasiliano, che adesso attende solo di marciare su Monaco insieme ai suoi compagni. Difficili da accontentare i tifosi juventini: Allegri non fu accolto benissimo e fu subito finale di Champions; sarà mica la stessa storia con Dani Alves?