“Ho recuperato palla con Ramos ed allargato subito per Messi, due dribbling secchi e palla all’altezza del dischetto per Cr7, colpo di testa, goal!!!”.

Parole che ascolto quotidianamente mentre, davanti alla tv, mio nipote e gli amici giocano alla Playstation.
Davvero ricchi di fantasia questi ragazzini, anche se ipotizzo sia curiosità di tutti gli amanti del calcio immaginare questi big giocare insieme, sai che spettacolo!
Mi sono soffermato a guardarli intenti nelle loro articolate trame fatte di colpi di tacco, triangolazioni, giochi da funamboli, mentre le loro dita si muovevano ad una velocità strabiliante diffondendo un ticchettio che non sentivo dai tempi delle lezioni di musica, come se nella stanza ci fosse un metronomo a 180 battiti per minuto.
E proprio in quel momento ho firmato la mia condanna a morte: “Certe cose si vedono solo nei videogiochi!”; sono stato fulminato, mi hanno guardato increduli e in perfetta simbiosi hanno esclamato: “Giochi?? Questa è una cosa seria, è calcio. Qui si può diventare anche campioni del mondo”.

Come è cambiato il “videogiocare”

I loro occhi più delle loro parole hanno aumentato esponenzialmente il mio desiderio di conoscenza, capire quanto sia cambiato il modo di videogiocare calcio dagli anni ’90 ad oggi.
Ho iniziato a raccogliere informazioni, materiale, dovevo venire a cognizione, e ho scoperto un vero e proprio universo.
Gli sport elettronici (esports) hanno visto la luce già negli anni ’80, ma ciò che mi interessa è il rapporto che esiste tra il calcio reale e quello giocato virtualmente, si riempie un bagaglio di novità.
In collaborazione con Ea Sports, software house statunitense, grazie al suo simulatore calcistico FIFA 17 incontrastato re di vendite e col favore di milioni di fans, la FIFA già da diversi anni organizza una vera e propria competizione a livello mondiale, la FIFA INTERACTIVE WORLD CUP.
Ok ci può stare, una delle compagnie più famose di videogames programma il dispositivo elettronico dello sport più amato battezzandolo con il nome della Federazione che governa gli sport calcistici, siglando una partnership dalla quale derivano pubblicità, diffusione, marketing, ma il discorso è più ampio e si allarga a macchia d’olio interessando dapprima le singole società fino ad arrivare alle massime leghe professionistiche.

Dalla realtà alla realtà virtuale

La Lega Calcio Francese (FLP) ha organizzato un campionato parallelo a quello principale: la E-Ligue1; uno dei club più attivi, “manco a dirlo”, è il Paris Saint Germain che conferma la sua filosofia di investimento ed espansione, per farsi un’idea basta visualizzare i profili social dei transalpini dove è presente, tra gli innumerevoli contenuti, anche una sezione e-shop dove poter acquistare gadgets e repliche ufficiali delle divise “da gioco” con le quali i videogiocatori professionisti affrontano le competizioni ufficiali.
Anche nel resto d’europa il fenomeno è in pieno sviluppo, Bundesliga, Premier League e Liga Spagnola lavorano con grande interesse per progredire in queste innovazioni digitali.
In Italia, paese di tifosi ed allenatori, ci si appresta a diventare anche “Egamers”. Dopo tutto, qui si cresce a pane e pallone, con l’aggiunta dell’ingrediente tecnologico ci si “mette a punto” per essere al passo coi tempi.
Fra le più attive società in Italia ci sono l’A.S. Roma che vanta l’ingaggio di una rosa internazionale tra le cui fila milita un ragazzo italiano proiettato verso un interessante futuro, Nicolò Mirra.
L’Empoli F.C. è responsabile di una e-academy, vera e propria scuola dove sotto la supervisione di uno staff tecnico specializzato si ricercano talenti che possano vestire i colori della squadra e la Sampdoria che a mio avviso merita una menzione particolare.
Nei giorni di ricerca e conoscenza è stato immediatamente chiaro l’interesse per questo mondo che, con rapidità impressionante, vede l’aumento esponenziale degli introiti con cifre da capogiro, dopotutto ci si avvia alla saturazione per quanto riguarda l’interesse televisivo e per questo si vuole coinvolgere una nuova utenza, i più giovani, quasi tutti hanno una consolle a casa, compresi i calciatori che seppur professionisti rimangono ragazzi che nel tempo libero hanno voglia di divertirsi come tutti…un punto comune fra i supporters ed i loro “idoli”.

Lonewolf92, il Cassano della consolle 

La Sampdoria ha carpito immediatamente le potenzialità del fenomeno, dopotutto chi se non un presidente eccentrico come quello blucerchiato poteva nutrire tanto interesse in un progetto stimolante e intraprendente, aggiudicandosi i servigi di Mattia Guarracino (Lonewolf92), ritenuto dai giocatori e dagli addetti ai lavori come il più titolato giocatore italiano in circolazione nel circuito.
Ho trovato nell’area comunicazione della Samp un preziosissimo alleato, disponibile ad accontentare queste mie curiosità quasi bambinesche, che mi ha realmente fatto capire quanto sia lungimirante questo progetto.
Qui il lavoro svolto è diverso, nelle altre realtà si nota comunque una divisione tra area e-sport e società calcistica, a Genova Guarracino è parte integrante del club, c’è un vero e proprio piano per inserirlo nell’organico come “uno di loro”, al pari dei vari Regini, Muriel, loro con gli scarpini ai piedi, lui con un joypad fra le mani, una vera e propria relazione di interscambio che sta portando ad ottimi risultati come testimonia anche il canale Youtube di questo club molto social.

Il doping negli sport virtuali?

Insomma, quella che in origine era una semplice curiosità mi ha fatto conoscere un aspetto nuovo dell’universo calcio, un giro d’affari che non avrei mai immaginato, ma anche tanta passione e sana competizione, ci si impegna a divulgare il movimento esports e le società puntano ad ispessire la loro influenza ed aumentare il loro palmarès ormai formato non solo dai trofei guadagnati sul manto erboso ma anche sul rettangolo di gioco di megapixel.
La speranza è che questo moto continui il suo sviluppo senza perdere naturalezza, poiché con grandi interessi economici in ballo si potrebbero creare situazioni pericolose; devono essere limate e aggiornate costantemente le regolamentazioni che disciplinano il settore, ponendo grande attenzione verso il doping che rischia di contagiare anche questi sport.
La collaborazione che la WADA, autorità mondiale anti-doping, coltiva con le varie organizzazioni fa ben sperare da questo punto di vista.
Dopo tante parole potrei passare ai fatti, disputare qualche match con la consolle; preferisco non farlo, spazio ai più giovani, ai ragazzi che per un motivo o per un altro non hanno intrapreso la carriera sportiva.
E’ arrivato il vostro momento, sognavate di calcare i prati più famosi del mondo? Ora potete, seppur virtualmente datevi una possibilità, ma non perdete mai la spensieratezza e il sorriso che si cela “sotto i baffi” di un gamer.
Dopotutto rimane pur sempre un gioco…o forse no?!