Quando si parla di inviasione di campo, l’immagine che salta alla mente di tutti è quel ragazzo con la maglia di Superman che voleva Cassano in Nazionale. Mario Ferri, quello che è entrato in campo per mettere la sciarpa del Milan a Messi durante una finale di Champions, e lo stesso che ha terrorizzato in campo il Pipita durante il suo ritorno a Napoli.

Tra follia, genio e goliardia, Mario Ferri – nome d’arte: Falco – dice di non aver mai fallito un’invasione e ci svela in anteprima quale sarà la sua prossima prodezza. Perché oggi, con i sistemi di sicurezza che ci sono, entrare in un impianto sportivo senza autorizzazioni, è da Mission Impossible. Non per il Falco, che ci svela anche qualcuno dei suoi trucchi…
Quando è cominciata questa tua passione per le inviasioni di campo? Per andare allo stadio gratis con un gruppo di amici. Andavamo spesso a vedere le partite in casa del Pescara della stagione 2006/2007, escogitando un metodo per vedere le partite a bordo campo.
Come facevate? Ci eravamo fatti stampare delle casacche catarifrangenti da steward ed entravamo nell’impianto molto prima del fischio di inizio, all’epoca solo ed esclusivamente per vedere le partite.
Raccontaci la prima invasione, cosa è scattato? Un giorno durante una partita molto importante del campionato di serie C – Pescara-Sambenedettese – decisi di invadere il campo per sfottere i tifosi avversari, vista la rivalità tra Pescara e San Benedetto del Tronto. Entrai sul terreno di gioco e feci il classico gesto dell’ombrello sotto la curva della Samb. Fu un’invasione decisa un po’ all’ultimo, ma che mi regalò una forte emozione. Pensate alla soddisfazione di un ragazzo di 17 anni che riesce in qualcosa di non consentito e allo stesso tempo goliardico…

E dopo questa invasione quando hai deciso che sarebbe diventata un’abitudine? Non diventò subito qualcosa di continuativo. Dopo quella invasione passarono 2 anni dalla successiva. Era il 2009 e ricordavo con affetto quella prima invasione, un gesto di ribellione che mi aveva regalato tante emozioni. La seconda invasione è legata a Antonio Cassano e alle sue mancate convocazioni in Nazionale, e visto che in quei giorni c’era in programma un’amichevole dell’Italia contro l’Olanda proprio a Pescara, decisi insieme ai miei amici di fare un’invasione di campo un po’ più significativa della prima, entrando in campo con la maglia di Superman – riprendendo l’immagine di un supereroe che poteva essere ricordato dalla gente  – e con un messaggio “Cassano in Nazionale”.

Cosa successe dopo? Ci fu una vera e propria apoteosi mediatica, perché stavo lanciando un messaggio che riprendeva il sentimento di quasi tutti gli appassionati di calcio. Tutti in quel periodo volevano Cassano in Nazionale.

Ma quindi da quel momento in poi ogni inviasione è premeditata, studiata a tavolino? Assolutamente sì. Tutte le mie inviasioni, tranne la prima che è stata spontanea, sono state tutte programmate e commissionate dalla mia follia, che preferisco chiamare genialità, perché per entrare in un impianto sportivo di questi tempi, con tutti i controlli che ci sono, serve uno studio meticoloso.
Quali sono le conseguenze delle invasioni? Una volta che ti prendono, cosa succede: ti riempiono di mazzate? La conseguenza è sempre il daspo. Anche qui ho un piccolo record. Penso di aver collezionato il daspo più lungo di sempre. Ho preso un daspo nel 2009 che si è rinnovato continuamente fino a dicembre 2016.
Hai fatto anche delle invasioni internazionali: qual è quella che ricordi con maggiore affetto? Sono degli episodi talmente speciali per me, che è difficile sceglierne uno. Tutte le invasioni hanno ricordi indelebili. La prima invasione internazionale l’ho fatta in Sudafrica, nel 2010, durante la seminfinale di Coppa del Mondo tra Spagna e Germania, entrai ancora in campo con la maglia di Superman e il messaggio “Cassano in Nazionale (Lippi te l’avevo detto)”, a seguito dell’eliminazione di un’Italia senza fantasia, uscita dal mondiale dopo il primo girone. Un’altra che ricordo con orgoglio è durante il Mondiale in Brasile nel 2014, oppure Real Madrid-Milan a Madrid, o Barcellona-Real Madrid a Barcellona, poi durante la finale di Champions League a Wembley, quando misi la sciarpa del Milan a Messi….
In questi momenti, quando invadi, vedi i calciatori a pochi metri. Ricordi qualche aneddoto particolare, qualche interazione o reazione dei calciatori in campo? La cosa più simpatica fu con Cassano, durante Sampdoria-Napoli. Andai a trovare Antonio il giorno prima all’allenamento – perché dopo le invasioni di Pescara e al Mondiale in Sudafrica diventammo amici – e a Bogliasco gli dissi “guarda che io domani farò invasione”. E lui mi disse: “eh si dai, è impossibile, a Marassi come fai?” e io gli risposi: “Tu non ti preoccupare, io entro. Ricordati solo che quando entro poi devi difendermi perché arrivano gli steward per portarmi fuori”. Anche in quel caso usai la tecnica del falso steward e quando entrai in campo Cassano si mise tra me e la sicurezza, accompagnandomi fuori e garantendo per me, dicendo di essere mio amico.

E invece durante Napoli-Juventus, quando hai lanciato la sciarpa del Napoli in faccia al Pipita, cosa ti ha detto il calciatore argentino? Higuain era terrorizzato, anche perché non era solo intimorito da me, ma da tutto l’ambiente e da tutte le minacce che aveva ricevuto dai tifosi prima e durante la partita. Poi all’improvviso si è ritrovato uno che correva verso di lui con in mano la sciarpa del Napoli, e l’unica sua reazione è stata “oh-oh-oh” con gli occhi spalancati. Secondo me in quei secondi ha tremato.
Mario ma con tutte queste invasioni siamo confusi, non capiamo che squadra tifi. Vuoi svelarcelo? Io sono un cuore rossonero da sempre, però negli ultimi anni, dopo l’invasione in Brasile, dove per la prima volta portai la maglia con il messaggio “Ciro vive”, nacque un rapporto veramente speciale con la tifoseria napoletana, e da quel momento ho cominciato a frequentare lo Stadio San Paolo – complici anche le origini napoletane di mia mamma – e ho cominciato ad innamorarmi di quella maglia e del clima di questo stadio. Ti dico che attualmente il mio cuore traballa tra il Milan e il Napoli, che mi ha regalato delle emozioni indescrivibili. Non solo quello stadio così unico, ma soprattutto l’amore dei tifosi napoletani verso la loro squadra, il loro modo di vivere il calcio. Poi ovviamente simpatizzo anche per il Pescara perché è la squadra della mia città.
Hai parlato di Ciro, vuoi dirci qualcosa di come viene vissuto ancora oggi questo dramma? La prima dedica a lui nacque quando mi trovavo in Brasile – ero in vacanza – e sentii un’intervista alla fidanzata di Ciro che diceva che aspettava una sua chiamata durante la finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina. Lui le disse che l’avrebbe richiamata, ma quella chiamata, come purtroppo sappiamo, non arrivò più. Il dolore di quella quella persona mi colpì il cuore e decisi di dedicare un’invasione a questo ragazzo. Quando poi tornai in Italia conobbi la famiglia di Ciro e questo rapporto poi è andato avanti soprattutto con il fratello, Pasquale Esposito. Oggi siamo grandi amici. Ci vediamo a cena e mi ospita a casa sua durante le partite del Napoli.

Mario Ferri, puoi dirci in esclusiva quale sarà la tua prossima invasione? Ti dico sicuramente all’estero, però ti posso suggerire Cardiff, per la finale di Champions League, oppure durante una partita del Chelsea per abbracciare Conte, o al Parco dei Principi dal mio amico Marco Verratti.

Ma c’è stata qualche volta che non sei riuscito nell’impresa? Sei sempre così sicuro di farcela? Mai fallito! Ti dico la verità sull’ultima invasione, quella del San Paolo durante Napoli-Juventus. Tieni conto che lo stadio del Napoli è uno degli impianti più difficili che io abbia mai visto, perché tra vetrate e fossato è quasi invalicabile, tanto che non ero per niente sicuro di riuscire ad invadere. Quando invece poi con lo stratagemma dello steward mi sono ritrovato a bordocampo, ho avuto come una terza voce narrante dentro di me, che prima di entrare in campo, diceva “ma come cazzo fai? Ci sei riuscito un’altra volta, mitico!”
Possiamo dire che è come una magia? Sì guarda, capitano combinazioni astrali incredibili, dallo steward che non ti guarda al poliziotto che si distrae…
mario ferri falco invasione campo
Ma questa tua attività ti sviluppa un piccolo business? Anche perché se non ricordo male una volta eri entrato sponsorizzato… No, magari! Quando si sono visti alcuni sponsor ed è successo soprattutto nelle trasferte estere, è perché questi sponsor hanno sostenuto le spese di viaggio.
Un rimborso spese, possiamo chiamarlo così? Sì, ma questo è dovuto soprattutto al mio lavoro. Nella vita sono un rappresentante commerciale e ho tanti amici nel mondo del commercio. E sono in tanti che mi chiedono di apparire in queste mie invasioni.
Ma quindi se il prossimo viaggio te lo rimborsiamo noi, ti metti la maglia di Soccer Illustrated? Si certo, se vado all’estero e siete disponibili a pagarmi le spese, perché no.