L’Inter di Pioli era partita come la versione italiana dei “galacticos”per poi diventare una formazione iscrivibile a malapena alla terza categoria milanese. Arrivederci Europa per i nerazzurri !

Fino a un paio di anni fa, di questi tempi, vivevo la fine dell’anno scolastico come tutti quei martiri moderni della scuola, meglio conosciuti come liceali. Tra gli amarcord di un anno che stava per concludersi e la voglia d’estate, cercavo di salvarmi dalla rimandatura di matematica. Il mio anno scolastico alle prese con Pitagora, Euclide e compagni, non si poteva mai dare per salvo fino all’ultimo giorno. Mi costruivo sempre una discreta media per poi inanellare una serie di insufficienze finali, che mi mettevano in crisi fino a farmi sprofondare al solito 5, 75, arrotondato a sei per grazia ricevuta.
Il motivo? Lo stesso dell’Inter dei disastri di queste ultime giornate, ovvero un mistero. Due punti nelle ultime sette gare è il bottino del Pescarae anche dell’Inter, peccato che i secondi avessero l’obiettivo Champions a inizio stagione, che col tempo si è ridimensionato in Europa League fino a sfumare del tutto, mentre i primi sapevano di essere in B da gennaio e non hanno fatto tutto il casino che invece hanno fatto a Foggia. Diciamo che un motivo c’è se questa Inter traballa, e porta il nome di Frank de Boer.

La controfigura italiana di de Boer

Come dite? E’ stato sostituito da Pioli? Non me ne ero accorto, alla fine la differenza non si è notata. Vuoi vedere che sulla panchina dell’Inter possiamo applicare la proprietà commutativa: cambiando i mister sulla panchina dei nerazzurri i risultati non cambiano”. Beh alla fine i recuperi di matematica di giugno sono serviti a qualcosa. Ora che ci penso però Pioli me lo ricordo, è quel mister arrivato a stagione in corso, tra mille interrogativi, che improvvisamente è diventato leggenda con quel 7-1 ai danni dell’Atalanta di Gasperini, per poi sprofondare nel baratro di una serie di pessimi risultati che manco in terza categoria.
Debutta nel derby d’andata terminato 2-2 (il ritorno sarà un derby fotocopia diverso solo per la data), poi vola in Terra Santa con l’obiettivo di chiedere una grazia per la sua Inter e invece rimedia l’eliminazione dall’Europa League contro gli israeliani del Be’er Sheva. Ma come dice un vecchio proverbio albanese, Dio tarda ma non dimentica, e infatti il 28 novembre arriva la prima vittoria in campionato per 4-2 contro la Fiorentina. Ma i viola si sentono in debito dopo le quattro pere ricevute in dono dalla squadra ambrosiana, e così al ritorno, Vecino e Babacar con un aiutino di Astori, ne restituiscono cinque all’Inter, giusto per sottolineare la tipica generosità toscana.

Peccato che il coito si è interrotto

Insomma, con “l’Inda” è amore a prima vista, una passione che genera sette vittorie consecutive, di cui cinque senza subire alcun gol, e che permette ai meneghini di scalare la classifica dall’undicesimo posto, praticamente dai bassi fondi, fino al quarto posto, cioè un attico con vista Champions League. Insomma Pioli con l’Inter ci fa l’amore, visto che alle sette vittorie in campionato si sommano quella inutile contro lo Sparta Praga in Europa League e una in Coppa Italia. Ma il coito si interrompe il 31 gennaio, sempre in Coppa Italia ma contro la Lazio, in una partita giocata senza precauzioni e persa 1-2. Il rapporto comincia a scricchiolare, soprattutto per i tifosi, ma le parti in causa sono l’allenatore emiliano e la dirigenza, che prima di separarsi vogliono darsi la classica “seconda opportunità” che non ci mette molto a diventare terza, quarta, quinta, eccetera.

Un triplete, ma in negativo

Ma io devo difendere Pioli dall’ira dei tifosi, in parte, ma lo devo difendere. Sì ok, ha preso in ostaggio il talento Gabigol e lo ha nascosto in un isola deserta senza pretendere riscatto, però ha fatto anche qualcosa di buono. Infatti ieri, dal dischetto, Candreva ha curato le ali del grifone che è finalmente tornato a volare, mentre Handanovic ha miracolato Pandev, che sembra aver capito che il suo ruolo nel Genoa è quello dell’attaccante e non quello del soprammobile. E’ il caso di parlare di crisi dell’Inter? Secondo me, più che vivere un momento nero (sia chiaro: nero, non nerazzurro!) l’Inter, il prossimo anno, non ha voglia di farsi le mega trasferte tipiche dell’Europa League.
Poi tra Pioli e Mourinho trovo solo somiglianze e poche differenze. Nonostante le origini geograficamente diverse sono entrambi artefici di un triplete. Il portoghese ha preso Scudetto, Coppa Italia e Champions League; l’italiano è uscito dalla corsa Scudetto, dalla Coppa Italia e dall’Europa League. Altro che coito interrotto, i tifosi interisti con Pioli sono come le donne dopo un rapporto con i propri partners: tante urla, ma alla fine non hanno sentito niente!