Vecchie conoscenze del calcio europeo animano il Brasileirão, un must per chi anche nelle calde notti d’estate non può fare a meno dello spettacolo del calcio

Da decenni ormai non solo le grandi squadre, ma anche i club più piccoli e talvolta addirittura i settori giovanili sono il territorio di caccia privilegiato dei talent scout europei, ingolositi dalle primizie e dai frutti più dolci di una delle terre calcisticamente più fertili del mondo. Ma per tanti che se ne vanno a cercare fortuna nel Vecchio Continente, c’è sempre qualcuno che, sazio delle meraviglie del nostro calcio e vinto dalla saudade, decide di tornare indietro, per giocare in un campionato che ha quasi sempre solo assaggiato in giovanissima età, per sentire negli ultimi anni di carriera quel calore che solo la gente di quelle latitudini sa darti.
Il caso più recente è quello di Maicon (a parere di scrive, il calciatore più forte dell’Inter del triplete), che dopo un anno da svincolato ha firmato il mese scorso per l’Avaí, piccolo club dello stato di Santa Catarina. Qualche mese prima di lui un altro ex Inter, Felipe Melo, sempre da svincolato, aveva deciso di accasarsi al Palmeiras, la squadra campione in carica.

Oltre a loro, in tempi recenti hanno fatto ritorno in Brasile l’ex bomber del Wolfsburg Grafite (oggi all’Atletico Paranaense), il difensore Henrique, non troppo fortunato nella sua avventura al Napoli ma adesso pilastro della retroguardia del Fluminense, e lo sciagurato Maicosuel, oggi in forza al Sao Paulo, che ad Udine ricordano soprattutto per il rigore che costò ai friulani l’accesso alla Champions’ League.
Ma i “big five”, le attuali star del campionato con un passato più o meno importante in una delle top leghe europee, nonché cinque ottimi motivi per stare svegli di notte a guardarsi un FLA-FLU o un derby Paulista, sono indubbiamente loro:

Diego (Flamengo)

Lampi di una classe abbagliante, ma una discontinuità che gli ha probabilmente precluso una carriera ad un livello ancora più alto. Diego Ribas da Cunha, che gli juventini ricordano soprattutto per un meraviglioso alla Roma in una stagione per loro tutt’altro che memorabile, dopo oltre un decennio in tour per l’Europa è arrivato sul finire del 2016 al Flamengo, dove in coppia con il peruviano Guerrero (altra vecchia conoscenza della Bundesliga) sta provando a riportare il club più amato del paese ai fasti di un tempo. La missione non è ancora compiuta, perché dopo una manciata di partite il Rubo-negro sembra già fuori dalla lotta per un titolo che manca dal 2009, ma Diego, nei pochi mesi passati nella Cidade Maravilhosa, ha già regalato al suo nuovo pubblico giocate che solo i calciatori con il suo talento possono permettersi.

Fred (Atlético Mineiro)

Ingenerosamente trattato quasi come il capro espiatorio dopo la disastrosa prova della Seleção al Mondiale casalingo del 2014, Fred è in realtà uno dei migliori centravanti brasiliani nati negli anni ’80 e lo ha inequivocabilmente dimostrato vincendo tre volte il titolo di capocannoniere del campionato. In Europa ha giocato, non memorabilmente a dire il vero, per quattro stagioni a Lione, per approdare poi nel 2009 al Fluminense e infine nel 2016 all’Atlético Mineiro, squadra del suo stato natale, il Minas Gerais. Con la Tricolor Fred ha vinto due campionati nel 2010 e nel 2012 (gli ultimi vinti da una squadra di Rio), mentre con il Galo ha dominato l’ultimo Mineiro, segnando 10 gol in 12 partite.

Jo (Corinthians)

Alcuni se lo ricorderanno solo perché, se comprato al momento giusto e ad un prezzo ragionevole, era in prospettiva uno dei migliori acquisti che si potessero fare nei Football Manager del decennio scorso, ma Jo, che in Europa ha vestito discretamente la maglia del CSKA di Mosca e con meno fortuna quelle di Manchester City, Everton e Galatasaray, è dal 2012 uno dei migliori giocatori della Série A Brasileira. Riportato in patria dall’Internacional di Porto Alegre, ha vissuto la sua avventura più importante all’Atletico Mineiro, contribuendo insieme niente meno che a sua maestà Ronaldinho a portare a Belo Horizonte la storica Libertadores del 2013. Nel 2016, dopo un biennio passato tra gli Emirati e la Cina, Jo è tornato nuovamente in Brasile, diventando da subito il riferimento offensivo del Corinthians, ad oggi probabilmente la più seria candidata alla conquista del prossimo titolo.

Luis Fabiano (Vasco da Gama)

Dopo aver segnato più di 100 reti in tutte le competizioni e aver vinto due Coppe UEFA consecutive con la maglia del Siviglia, formando con il maliano Kanouté una delle più celebrate coppie offensive dell’ultimo ventennio, Luis Fabiano ha vestito tra il 2011 e il 2016 la maglia del San Paolo e, dopo una stagione da 20 gol in 26 presenze al Tianjin Quanjian, è tornato in patria a gennaio, questa volta al Vasco. O Fabuloso è già andato a segno cinque volte in altrettante presenze in campionato con la camiseta del Gigante da Colina entrando così da subito nel cuore di una torcida tra le più calde del paese.

Robinho (Atlético Mineiro)

Pelé stesso si rivedeva in lui, ma, ora possiamo dirlo, Robinho non è tra quelli che Zarathustra amerebbe perché mantengono più di quanto promettono, ma piuttosto il contrario. In Europa ha inciso decisamente meno di quanto ci si poteva aspetta da uno come lui, ma, arrivato all’Atlético nel febbraio 2016 dopo una Chinese Super League vinta con il Guangzhou Everegrande sotto la guida di Felipe Scolari, e in poco più di un anno ha già conquistato due titoli del Minas Gerais e con 12 gol e 8 assist si è imposto come uno dei migliori giocatori dello scorso campionato nazionale. Quest’anno a causa di qualche problema fisico la sua stella non ha ancora avuto modo di brillare a dovere, ma dovesse tornare quello della stagione, formerebbe ancora con Fred una delle coppie coppie più devastanti della Série A.