Mai porre limiti alla concorrenza. Quando non si sa più di che parlare, il calcio diventa l’argomento del giorno, persino tra Cavalli e Della Valle.

Ricordo quando nel mio paese apriva una nuova attività. Parlo al passato perché ormai nei paesi le attività non aprono quasi più. L’atmosfera era festosa: un nuovo negozio, nuove persone, nuovi prodotti e anche l’attesa per il rinfresco di inaugurazione. L’entusiasmo durava giusto i primi quindici giorni, poi la novità si trasformava in realtà e non faceva più né caldo né freddo.
Ma non era solo un momento di festa, c’erano anche momenti di tensione, perché per i concorrenti, una nuova attività rappresentava l’inizio di una lotta fino all’ultimo cliente. Si partiva dai prezzi e dalla qualità, perché nel mio paese vince sempre chi ha il prodotto migliore al minor prezzo (credo che non sia una caratteristica solo della mia zona).
Dopo mesi però, quando ormai i prezzi erano scesi alla fame e i clienti erano letteralmente indecisi tra una bottega e l’altra, subentravano i pettegolezzi che da me sono l’ago della bilancia. Chi aveva la coscienza più a posto tra i due negozianti vinceva la totalità della clientela. Ma si sa, tutto il mondo è paese, e anche i più grandi stilisti sono bottegai al pari di quelli di paese.

Tra Cavalli e Della Valle non è mai scorso buon sangue e questa volta al sangue potevano anche arrivarci. ”Corvino sta cercando di prendere per il culo tutti i tifosi, naturalmente con l’aiuto dei Della Valle solo desiderosi di disfarsi di questo peso! Avevano comprato la Fiorentina con la speranza di fare molti affari nel campo immobiliare con aiuti che non hanno mantenuto le loro promesse, ora tocca a Corvino monetizzare tutto ciò che resta.”
La prima cosa che mi viene da dire leggendo questa affermazione di Cavalli è che lo stilista dovrebbe farsi aiutare da un logopedista e riordinare il pensiero prima di elaborare un concetto. La seconda cosa invece è che ne ha proprio per tutti i membri della dirigenza. Per il resto la malizia sullo sfondo è frutto di un rapporto di sfida tra concorrenti dello stesso settore, due bottegai della moda che, non potendosi attaccare sul piano dei prodotti, si attaccano a livello personale proprio come i negozianti delle mie zone dove vinceva quello con la coscienza e le mani più pulite.

Che negli ultimi tempi la Fiorentina non faccia impazzire è cosa risaputa e non serviva certo Cavalli a farcelo capire. Penso che insieme alle due milanesi, la Viola sia stata una delle squadre più deludenti di questo ultimo campionato. Io però sono sempre dalla parte dei presidenti, soprattutto oggi che i soldi non ci sono e che gli imprenditori italiani in grado di gestire una squadra sono una rarità. Della Valle non avrà un progetto entusiasmante, ma almeno, a differenza di Cavalli, ha avuto il coraggio di rilevare una squadra e portarla fin dove si trova attualmente. Poi, sia chiaro, veder partire Kalinic, Bernardeschi e Borja Valero in un colpo solo è come se ti togliessero casa, lavoro e macchina.
Corvino non credo che sia l’ultimo arrivato visto che in ogni piazza in cui è stato ha gestito la situazione; è un ad nella media, di quelli che non ti fanno emozionare per i colpi faraonici ma neanche uno di quelli che ti lascia in braghe di tela. Inoltre lui è un uomo della società che lavora per conto della presidenza, sicuramente uno esente da colpe, il classico ambasciator che non porta pena.

A giugno parlare di società che prende per il culo i tifosi mi sembra una frase azzardata, vedremo ad agosto quando il mercato si chiuderà e il campionato inizierà. Ad ogni modo, se le cose continuassero ad andare male, il signor Cavalli, anziché blaterare ai giornali, potrebbe firmare un assegno e presentare un’offerta ai Della Valle che nel frattempo lo hanno querelato . Sicuramente la Fiorentina Made in Cavalli sarà migliore. Un po’ come facevano i bottegai del mio paese, che una volta sconfitta la concorrenza, la rilevavano per far capire ai vecchi padroni che loro il lavoro lo sanno fare meglio.