“Mamma diceva sempre: la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”.

La più celebre frase che il giovane Forrest Gump rivolge alla signora al suo fianco alla fermata dell’autobus potrebbe essere stata ripetuta anche da un difensore qualsiasi che abbia affrontato il numero 25 del Chelsea a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo ed è incredibilmente calzante per il vero protagonista di questo pezzo. Un Italiano che ha trovato la sua definitiva consacrazione nel paese di Sua Maestà, la Regina Elisabetta.
Magic Box, così lo soprannominarono in Inghilterra, la “scatola magica” che tanto ricorda i cioccolatini di Tom Hanks quanto a imprevedibilità e meraviglia. Dai piedi di Gianfranco Zola non sapevi mai cosa aspettarti: dribbling secchi, colpi di tacco, finezze di ogni tipo. Un giocatore che riusciva a giocare semplice e nel contempo a non essere mai banale con un’unica costante: la classe cristallina di ogni suo tocco di palla.

Il 25, dal caso alla leggenda

Quando Gianfranco Zola arriva al Chelsea nel 1996, dopo i successi continentali con il Parma, sceglie il numero 25 quasi per caso, essendo uno dei pochi rimasti liberi. Da quel momento, la storia del Chelsea, la sua e quella della maglia 25 si intrecciarono per sempre. Ogni punizione calciata da Zola era una sentenza, pochi difensori riuscivano a reggerlo in velocità e i suoi tocchi morbidi a superare gli estremi difensori avversari sono ancora impressi nelle retine di noi appassionati. Ma non furono solo le sue qualità tecniche a far innamorare i tifosi dello Stamford Bridge.
Le straordinarie qualità atletiche quali la straripante agilità e velocità, grazie al baricentro basso, ma anche la sorprendente resistenza unite all’impeccabile etica del lavoro e allo spirito di sacrificio, fecero del calciatore sardo uno dei giocatori più iconici nella storia del Chelsea. Gianfranco Zola, proprio come Forrest Gump, poteva correre all’infinito senza stancarsi mai, e anche durante gli allenamenti non si risparmiava.
Ma descrivere un campione del genere è difficile, facciamo prima a farvelo vedere.

Il primo ad arrivare, l’ultimo a lasciare il campo

Durante il primo anno di Ranieri sulla panchina del Chelsea, con il club che cercava di creare un nuovo ciclo e di ringiovanirsi, Zola decise di rimanere. Questa scelta di cuore fu decisiva nel formare i campioni del futuro Blues come ad esempio Frank Lampard.
Quest’ultimo raccontò come, poco dopo il suo arrivo dal West Ham, fu stupito dal fatto che Zola rimanesse in campo anche dopo gli allenamenti per fare altri esercizi e perfezionare la tecnica sui calci piazzati. Da quel momento il giovane Lampard decise di rimanere ad allenarsi con Zola dopo gli allenamenti regolari per rubargli i segreti sui calci di punizione, e sappiamo bene che “Frankie” è diventato poi un gran bel tiratore.

“It’s the conclusion of a seven-years Love Affair”
(Martin Tyler durante la partita d’addio di Zola al Chelsea)

In questi sette anni riuscì a far vincere ai Blues due Coppe di Lega, una Coppa di Inghilterra, un Community Shield, una Supercoppa Europea e una Coppa delle Coppe, sfiorando la vittoria della Premier League nel 2000 e facendo tornare i Blues ai vertici del calcio inglese dopo lunghi anni di buio totale, giusto prima dell’acquisto del club da parte di Abramovich e della definitiva consacrazione.
Poi, dopo tutte le vittorie, le giocate, i gol (59 in 229 partite), gli applausi, i successi e le delusioni, arriva il giorno dell’addio. Il Chelsea gioca contro il Liverpool. Le due squadre sono a pari punti e si giocano l’accesso alla Champions League. Zola parte dalla panchina. Poi entra. Standing Ovation. Ma la partita è ancora tutta da vincere, con i Blues in vantaggio per 2-1 che devono difendere il risultato ad ogni costo.
Mancano sette minuti e Zola riceve palla vicino la bandierina del calcio d’angolo. Carragher, dall’alto dei suoi 185 centimetri affronta Zola, di venti centimetri più basso, con il fisico. Ma bastano due finte  a “Magic Box” per mandare al tappeto il difensore dei Reds.
Carragher finisce gambe all’aria, ma si rialza subito e prova di nuovo a togliere il pallone a Zola, coadiuvato dal raddoppio di Cheyrou. Il numero 25 dei Blues con due tocchi leggeri manda a vuoto i ragazzoni del Liverpool e vi passa in mezzo. Interno, Esterno, interno, la sequenza dei tocchi di Zola è stata impeccabile, ma nel superare due avversari si è inevitabilmente allungato la sfera, che ora sembra a disposizione di Murphy, venuto a triplicare la marcatura su di lui.
E invece, con un repentino tocco semplice ed legante, Zola anticipa anche il terzo giocatore con la maglia rossa, lasciandolo di sasso e regalando ai posteri uno dei più bei dribbling nello stretto di sempre.
La maglia 25 del Chelsea non è mai più stata indossata da nessuno. Non serve chiedersi come mai?
Il resto è storia.