Nel calcio ci vuole più fortuna che talento e anche se non è un esperto di calcio bisogna riconoscere che Woody Allen docet.

Chiariamoci subito, una volta per tutte. I calciatori non sono eroi e nessuno chiede loro di esserlo. Quando si parla di carisma di un calciatore, non si intende il senso originario di “dono conferito da Dio ad una persona per permetterle di diffondere il Verbo e fare il bene”, così come quando si parla di fede nel calcio, non si intende quella religiosa. Eppure, paradossalmente, è proprio chi manifesta le più dissennate critiche allo sportivo di turno a rendersi responsabile di questo sguardo all’olimpo che nessuno pretende e nessuno invoca.
Buffon e’ un grande calciatore, un fenomenale professionista e un ottimo capitano. Certo, non basteranno queste qualità a fare di lui un grande uomo, così come non lo sarà per tutti noi. I nostri successi lavorativi, grandi o piccoli che siano, non saranno sufficienti a mantenere intatta la nostra famiglia, ad evitarci guai con la legge o litigi con il vicino di casa. Anzi, saranno proprio i nostri successi ad incentivare negli altri uno sguardo critico, una pretesa di miglioramento infinita, un’infinità pazienza, un’infinita giustizia. In una parola, a pretendere, da parte di chi non ne ha accesso, una giustificazione del perchè a noi sì e a loro no.
Sono cresciuto credendo di poter diventare un calciatore professionista, rendendomi conto ahimè, con il passare del tempo, che non ci sarei mai riuscito. Eppure, quando respiro l’aria del campo di calcio anche solo dagli spalti, mi commuovo per un sogno che anche se ormai non più mio, ora può commuovere altri, bambini sognatori per primi.
Quando vidi Buffon allo stadio per la prima volta, in un Piacenza-Juventus di serie B, nelle poche occasioni avute dalla squadra di casa, mi chiesi come bomber Cacia potesse bucare quel muro, perchè il suo posizionamento era tale da non consentire di vedere dietro di sé lo specchio della porta. Finì 0-2 e rimasi impressionato. Così come rimango impressionato ogni giorno della mia vita dall’infinita ingiustizia con cui la natura distribuisce talenti e fortuna. Così come oggi, da tifoso juventino, rimango con la mente bloccata a quel rimbalzo del tiro di Cristiano Ronaldo nella finale di Champions, che evita per un soffio la deviazione di Bonucci; e all’improbabile conclusione di Casemiro, che finisce nell’unico centimetro di porta non coperto dai guantoni del numero 1 juventino.
Lo diceva Woody Allen nel film Match Point, dopo che una pallina da tennis colpendo il nastro, si alzasse a campanile rivelando l’inconsistenza della nostra volontà e la verità del caso. “Chi disse: Preferisco aver fortuna che talento, percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammetterlo quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre e si vince. Oppure no, e allora si perde”.