Il giocatore più rappresentativo del Marocco, un esempio per umiltà e dedizione, pronto a disputare la finale di Champions durante Ramadan.

Gli inizi

La storia di Benatia inizia nel 1986. I suoi genitori si sono appena conosciuti, in una storia d’amore che coinvolge tutto il Maghreb. Sua madre è algerina, suo padre marocchino, ma è bastato lo sguardo di lei a fargli dimenticare tutte le inutili polemiche fra i due paesi. Un tocco di umanità che porterà, un anno dopo, alla nascita del piccolo Mehdi, il nuovo signore del calcio marocchino. Benatia nasce il 17 aprile 1987, un venerdì, un giorno speciale che lo legherà a dei valori che non abbandonerà più: umiltà, sacrificio e amore per il prossimo.
Mehdi Benatia
È a Courcouronnes che cresce, una piccola cittadina nella periferia parigina, è lì che da i primi calci al pallone. Dove inizia a sognare, vuole aiutare la propria famiglia a prendersi ciò che merita e capisce subito che il pallone può essere la via giusta per il suo riscatto. A 13 anni va a giocare nel Clairefontaine, il miglior vivaio di Francia, da lì sono usciti giocatori del calibro di Henry, Anelka e Matuidi, non poteva mancare la futura stella marocchina. È il Marsiglia a notarlo, è stregato dalla sua incredibile tecnica che lo porta ad essere, a soli 16 anni, uno dei talenti più cristallini della nuova Francia.

Le Maroc et l’OM

Lo spostamento da Courcouronnes alla Provenza è quello che lascia i segni più pesanti su Mehdi. Per la prima volta si trova a riflettere sulla sua identità e proprio a 16 anni sceglierà di vestire per sempre la maglia rossoverde. Per onorare la nazione del papà, perchè si sente fiero di essere marocchino e non scambierebbe la sua terra per nulla al mondo. La selezione francese prova ad insistere, vuole provare a convincere quello che, sono sicuri, diventerà uno dei migliori difensori francesi. Niente da fare, al cuor non si comanda, l’esperienza all’OM però si rivela più complicata del previsto.

Mehdi Benatia
Benatia all’OM

In seconda squadra gioca solo 12 partite in 2 anni, nel 2006 allora il club decide di dargli un’altra chance: prestito di un anno al Tours. La squadra è imbarazzante e nulla può il difensore marocchino di fronte a ciò. L’OM però è contento, ha visto che qualcosa si è mosso e decide di metterlo nuovamente alla prova, questa volta definitiva. Il Lorient di Christian Gourcuff è la squadra prescelta, i presupposti per una buona stagione ci sono tutti, ma accade l’impensabile: un infortunio al ginocchio che lo costringerà a saltare la stagione. Mehdi è distrutto, ha il terrore che la sua carriera possa finire adesso, prima ancora di iniziare, trafiggendo le sue speranze e i suoi sogni come il vento con le immense dune di sabbia. La sua famiglia è molto lontana e per la prima volta si ritrova davvero solo, abbandonato da tutto e da tutti, allora prega.

Mehdi Benatia
Mehdi con la maglia marocchina

Prega perchè non può andare così, perchè sul quel ginocchio rotto dovrà posarsi l’intero Marocco, perchè la sua povera famiglia merita il riscatto e perchè è disposto a tutto affinché quest’avventura non finisca.

La svolta

A fine stagione l’OM lo svende. Non credono più nel ragazzone marocchino. Benatia la sente come una prova, capisce che il momento di tirar fuori gli artigli è adesso, di dimostrarsi un vero Leone dell’Atlante. Lo prende il Clermont Foot, di media classifica di Ligue 2. Loro ci credono ancora, al colloquio aveva uno sguardo che gli è piaciuto e poi, non sarà certo peggio degli altri. È una squadra che non potendo puntare sul talento, troppo dispendioso, punta sulla voglia e non sanno che Mehdi sarà uno dei loro migliori acquisti.
Mehdi Benatia
In due anni fra 57 presenze e prestazioni di livello assoluto, il suo nome è sulla bocca di tutti, tanto da diventare titolare inamovibile del Marocco. Lo nota l’Udinese, forse la migliore squadra possibile dove farsi conoscere, che lo blocca già a giugno, stregati dal viso dolce ma voglioso e dalla sua possanza fisica. Guidolin ne è stregato e lo butta in campo subito, la prima è contro l’Inter del triplete, un test per vedere se la maturità è finalmente arrivata. Risposta affermativa. L’Udinese perde ma Mehdi ha ormai un posto assicurato. In 3 anni arriveranno rispettivamente un 4°, un 3° e un 5° posto, con Benatia che si conferma uno dei migliori difensori in Italia e il migliore in Marocco, tanto da diventare capitano dei Leoni dell’Atlante nel 2013.

Roma e Bayern

A fine stagione passa alla Roma, la miglior stagione di sempre per lui, mostruoso. Tutti lo temono, nessuno escluso, all’Olimpico costruirà una trincea che solo la Juve riuscirà a superare. Miglior giocatore arabo e della Roma in quella stagione. Il ragazzino spaventato di 7 anni fa ormai non c’è più, Mehdi è un uomo, ha costruito una famiglia con Cecile e tutti i più grandi club d’Europa lo vogliono, la spunta il Bayern. Per la prima volta lascia il paese che forse più lo ha accolto come un figlio, coccolando e mostrandolo al mondo come una leggenda assoluta del calcio magrebino.
Mehdi Benatia
A Monaco vince 2 campionati con Guardiola, il rapporto però è burrascoso, i 2 non si trovano e Benatia è pronto a nuove avventure.

La Juve e la finale di Champions

Mehdi non ci può credere, l’ennesima prova, la finale a Cardiff, durante il mese di Ramadan. La prova più grande, che tenta tutto il suo essere fin nel profondo, un traguardo che non sognava nemmeno di raggiungere 10 anni fa, quando era un piccolo ragazzino, solo e in una realtà sconosciuta. Unici scogli la fede e il Marocco, la terra di papà, quella che ha tanto amato, che ha abbandonato perchè non si sentiva al top, il Marocco merita il meglio, la massima forma, la massima concentrazione. La terra marocchina è diversa, è come se il suo calore ti entrasse nel sangue, spingendoti a dar tutto per lei, e ad amarla come se fosse l’unica donna.
Mehdi Benatia
Mehdi adesso è nuovo solo, è in moschea e prega, sa che questa è l’occasione più grande, nel momento migliore. 2 giorni per entrare nella storia del proprio paese, 2 giorni per negare le previsioni dell’OM, 2 giorni all’essere il primo marocchino a sollevare la coppa, peraltro durante Ramadan. Un sogno ? Chissà, il 4 giugno il mondo conoscerà la risposta