Dopo quella finale persa dall’Italia all’Europeo U-21 del 2013 in Israele la delusione fu grande.

Quattro anni dopo vogliamo prenderci la nostra rivincita. Tra differenze e similitudini di due selezioni che in questi anni sono cambiate molto, ma che rimangono due superpotenze del calcio europeo. E’ tempo di cancellare la sconfitta del 2013, riavvolgere il nastro e cambiare la storia. Anche in vista della sfida del Bernabeu tra le nazionali maggiori.

La storia si ripete. Ma non sempre

La nazionale dell’Italia under 21, dopo un girone da montagne russe con la prima convincente vittoria sulla Danimarca, lo scivolone quasi fatale contro la Repubblica Ceca e poi la vittoria finale di misura con la Germania, ha conquistato il primo posto del girone, proprio come all’Europeo di quattro anni fa.
E ora si ritrova di fronte la Spagna, proprio come nel 2013. Allora era la finale, e le furie rosse ci diedero una sonora lezione, battendoci per 4-2 e festeggiando il trofeo sotto il nostro naso. Ora le due nazionali sono cambiate molto, ma rimangono le due grandi favorite di questo torneo. E come nella canzone dei “The Cardigans” del 1998, l’Italia ha l’occasione di cancellare la batosta di quattro anni fa, tornare indietro e riscrivere un esito diverso per arrivare in finale con tutta la voglia e la grinta di questa selezione 2017.

La Squadra

Rispetto al 2013, gli azzurrini hanno cambiato tanto, tantissimo. A cominciare dall’allenatore: Di Biagio è subentrato proprio dopo quella finale persa a Devis Mangia. E il neo ct ha dovuto subito rinnovare la rosa per creare un nuovo ciclo vincente.
L’Italia u-21 di Mangia era composta da giocatori come Verratti, Florenzi, Destro, Gabbiadini, Immobile, Insigne, Bertolacci, Saponara e Paloschi. Tutti giocatori che negli anni a venire sono diventati protagonisti nel nostro campionato e non solo. Forse era il reparto a soffrire di più, con Donatui e Caldirola che però fecero colpo sugli osservatori della Bundesliga, finendo a giocare in Germania la stagione successiva. Parliamo dunque di una nazionale che era si piena di talento, ma era anche immatura e inesperta.
Questa selezione 2017 invece vede una Italia non solo tra le più talentuose degli ultimi dieci anni, ma anche ricca di giocatori già scafati nei maggiori campionati europei, soprattutto il nostro. E questo è un segnale importantissimo per il nostro movimento calcistico. In ogni posizione del campo abbiamo giocatori che sono titolare nei loro club in Serie A o in campionati di prima fascia. Donnarumma ha giocato una stagione da titolarissimo al Milan, Caldara è stato uno degli artefici del “miracolo” Atalanta insieme a Spinazzola, Conti e in parte Gagliardini. Rugani ha già esperienza in Serie A e in Champions League con la maglia della Juventus, mentre Pellegrini dopo la super stagione da protagonista a Sassuolo si prepara per una grande piazza. Benassi è già il capitano del Torino nonostante la giovane età, e il tridente offensivo è formato da tre titolari fissi della stagione appena conclusasi: Bernardeschi (Fiorentina), Petagna (Atalanta) e Berardi (Sassuolo), con quest’ultimo fermato solo dagli infortuni. Sicuramente abbiamo una selezione più pronta rispetto a quella dell’Europeo di Israele, e possiamo dimostrarlo.

 Il Girone

Anche nel 2013 l’Italia passò il girone come prima classificata e anche quattro anni fa gli azzurrini acciuffarono quel risultato all’ultima gara utile. In questa edizione abbiamo battuto la Danimarca, perso inaspettatamente con la Repubblica Ceca per poi sconfiggere la Germania e sfruttare la debacle di Schick e compagni contro i danesi per passare come primi. Nel 2013 sconfiggemmo l’Inghilterra e Israele nelle prime due sfide, per poi rischiare di perdere il primo posto nel match contro la Norvegia. Il gol di Bertolacci a pochi secondi dal termine ci riportò in testa al girone e contro la selezione Olandese.
Simile quindi il rocambolesco approdo in semifinale come prima del girone solo all’ultima partita e soprattutto in modo rocambolesco: con un gol al 94esimo nel 2013 e grazie ad una sconfitta su un altro campo nel 2017.

 Gli Avversari

Anche la Spagna under 21 è cambiata molto da quella del 2013. Quella squadra aveva un talento pazzesco, soprattutto offensivamente. Con Lopetegui alla guida delle furie rosse, la porta difesa da De Gea dietro ai catalani Montoya e Bartra in difesa, il centrocampo formato da Koke, Illaramendi e Thiago Alcantara e un attacco stellare con Isco, Morata e Tello, la Spagna del 2013 era davvero imbattibile. I talenti provenivano praticamente tutti da Barcellona e Real Madrid, e i pochi che non giocavano in queste squadre erano già in altri top club come Manchester United o Atletico di Madrid. Ora, Celades è bravo ma non sembra avere quel quid che ha sempre contraddistinto Lopetegui, ma la rosa è rimasta su livelli altissimi.
Giocatori con tantissima esperienza oltre all’estro, come Bellerin, Asensio (fresco vincitore della Champions League con un gol in finale), Saul Niguez, Deulofeu e Dani Ceballos sono sicuramente i pericoli numero uno di questa squadra. Rimane però la sicurezza di non essere di fronte a una vera e propria corazzata, come invece era accaduto nel 2013. L’Italia quest’anno è forte e ha le sue chance di passaggio del turno.

L’anteprima al calcio dei grandi

Mancano ormai solo poche ore al fischio d’inizio, e solo allora sapremo se gli azzurrini riusciranno a farci esultare ancora una volta e a cambiare le cose rispetto all’Europeo del 2013, o anche solo all’amichevole giocata a Marzo. E anche, perché no, con un pensiero alla nazionale maggiore, che potrebbe trarre un’inerzia psicologica per affrontare con più grinta ancora la sfida valida per le qualificazioni ai mondiali russi del 2018, in programma al Santiago Bernabeu.