Le sconfitte contro Milan e Inter hanno messo in evidenza una fragilità difensiva che il Bayern Monaco non conosceva da tempo. Proprio nell’anno in cui ha lasciato il suo giocatore più rappresentativo. Sarà un caso?

Philipp Lahm, a soli 33 anni, si era ritirato dalla nazionale dopo il Mondiale conquistato da capitano nel 2014, e a maggio ha smesso definitivamente di giocare nel club tedesco essendo il giocatore che ha vinto più di tutti la Bundesliga.
Come ha sempre fatto nella sua carriera, il difensore ha deciso di andarsene quando era al top. “Nel mio modo di essere capitano bisogna dare sempre tutto. In ogni partita, in ogni allenamento. Questo posso garantirlo fino a fine stagione, non oltre. Per questo ho deciso di smettere” aveva dichiarato.

“Non voglio invecchiare in campo”

E così, dopo la vittoria in Coppa di Germania contro il Wolfsburg che ha permesso al Bayern di essere la prima squadra nella storia a raggiungere i quarti per 10 volte di fila, Lahm ha comunicato la propria decisione: “Amo il calcio, mi ha dato molto, ma prima o poi arriva la fine. Voglio essere io a decidere quando”.
Il suo contratto sarebbe scaduto nel 2018, ma la società non è rimasta spiazzata, al punto che negli ultimi mesi gli aveva proposto di assumere il ruolo di direttore sportivo: “Abbiamo avuto dei confronti anche molto positivi, ma ho deciso che non è il momento. Ho bisogno di una piccola pausa”.
Entrato nel settore giovanile del club a 11 anni, Lahm a 20 anni ancora da compiere venne prestato per due anni allo Stoccarda, dato che in prima squadra il suo ruolo era coperto da Lizarazu e Sagnol. Fu quindi Magath a farlo esordire il 3 agosto del 2003. Tornato al Bayern nel 2005 è sempre stato particolarmente apprezzato per la sua duttilità, così come per il suo impegno nel sociale.

I grattacapi estivi di Ancelotti

L’11 dicembre del 2007 ha fondato un’associazione no-profit che aiuta i ragazzi (tedeschi e africani) con maggiori difficoltà. Si è sempre battuto anche contro l’omofobia e l’intolleranza, ricevendo numerosi riconoscimenti. Diventato capitano del Bayern nel 2011, dopo l’addio di Van Bommel, portò la squadra nella finale di Champions del 2012 (persa in casa col Chelsea) e a conquistare il triplete l’anno successivo. Per 53 volte ha indossato la fascia da capitano della nazionale tedesca: più di lui l’hanno portata solo Ballack (55) e Matthäus (75). Col Bayern, ad oggi, ha vinto 22 trofei in totale.
Un vero e proprio pilastro, dentro e fuori dal campo. Tanto che le ultime uscite dei bavaresi, hanno messo in luce una fragilità difensiva mai vista. Quattro gol con il Milan, due con l’Inter, neppure una rete segnata. Grattacapi estivi, che sicuramente Carlo Ancelotti starà cercando di risolvere. Perché se un buon giocatore il Bayern può sempre trovarlo sul mercato, un fenomeno come Lahm è decisamente più difficile da reperire.