Sognava di diventare un campione di calcio Solomon Nyantakyi, il giovane di 21 anni che ha confessato, come riportato dalla ‘Gazzetta di Parma’, di avere ucciso ieri sera la mamma di 45 anni e la sorellina di 11 anni nell’appartamento in cui abitavano vicino alla stazione di Parma.

Il giovane, che era irraggiungibile al telefono dal momento del delitto, è stato fermato questa mattina dagli agenti della Polfer di Milano alla Stazione Centrale.

Il suo mito era Cuadrado

Nato ad Accra, in Ghana, il 25 marzo del 1996, Solomon vive da 13 anni in Italia dove si era trasferito a 8 anni con la sua famiglia, raggiungendo il padre che abitava già nel nostro Paese. Il ragazzo aveva davanti a sé una promettente carriera calcistica. Il suo mito era Cuadrado. Aveva iniziato a giocare appena arrivato in Italia a 8 anni all’Aurora, poi si era trasferito per diversi anni al Milan Club quindi era arrivata la sua grande occasione alla Primavera del Parma.
 
A 17 anni era stato convocato in prima squadra diverse volte da Roberto Donadoni, allora allenatore, nel periodo del crac del ParmaFc, ma problemi comportamentali gli hanno sempre impedito di fare il salto di qualità precludendogli di fatto l’ascesa nel mondo del pallone. Negli ultimi tempi giocava nell’Imolese Calcio nel suo ruolo di sempre, quello di centrocampista.
 

“Giocare a calcio? E’ l’unica cosa che so fare”

Esigente, determinato, molto severo con sé stesso ma anche timido e riservato. Appare così Solomon in un’intervista video rilasciata tre anni fa a Parma Channel, dopo la prima convocazione in Prima Squadra. “Il calcio per me significa molto, è l’unica cosa che so fare”, spiegava il ragazzo confessando di andare “malissimo” a scuola. E al giornalista che si complimentava con lui per le sue qualità tecniche rispondeva: “So che posso fare molto di più”.
 
Solomon parlava nell’intervista, pubblicata su YouTube, anche della sua infanzia e della sua famiglia. “Sono nato in Ghana, ad Accra. A 8 anni – raccontava – mi sono trasferito qua con la mia famiglia, però mio padre abitava già qua, quindi son venuto in Italia con mia madre e mio fratello. Dopo ho avuto una sorellina”. La piccola rimasta vittima del massacro di ieri era infatti nata in Italia.
I suoi compagni di squadra e lo staff di quei tempi lo descrivono nell’intervista a Parma Channel come un “bravo ragazzo”. Qualcuno però si spinge a dire: “E’ difficile giudicarlo, è molto riservato. Sembra timido, è un ragazzo particolare”.