Siamo tutti un po’ Fantozzi.

Quando accendiamo la Tv, stappiamo una birra e pigiamo sul telecomando a caccia della diretta di quella partita che non ci perderemmo per nulla al mondo. Il preciso istante in cui dall’altra parte di WhatsApp c’è una gran voglia di litigare, di tirare fuori una questione lontana come il labbro spaccato da Materazzi a Cirillo.
E tirarla fuori ad un “amen” dal fischio di inizio strappando da quella quiete agitata che soltanto un pallone sa donare. Da quei momenti che separano da uno spettacolo o da uno “zero a zero” da tagliarsi le vene.

Siamo tutti un po’ Fantozzi

Quando ci alziamo di scatto e rispondiamo a quel messaggio. Mentre le formazioni scorrono e sugli spalti si scatena il tifo più acceso. Non abbiamo radioline nascoste sotto il cappotto, e nemmeno nove pollici celati da una pelliccia. Ma il tarlo della notifica che parte dalla fascia e buca il timpano come un attaccante di razza. Scarta il silenzioso e la mette nel sacco regalando novanta minuti di tensione.
C’è anche chi spegne la televisione e si precipita a casa dell’amata con la serenità di Gattuso e la velocità di Bale. Mentre in radio impazzano azioni al limite del soprannaturale ed in campo si scrive la storia del calcio. Non ci sono pugni recapitati da una finestra sfasciata ma sfottò di chi da quel divano non si è mai mosso di un millimetro. Di chi è già alla seconda birra dopo dieci minuti di partita.
Siamo tutti un po’ Fantozzi.

Segnare dedicandolo alla ragazza più gnocca

Quando scendiamo in campo con gli scarpini tirati a lucido, i calzettoni stirati e la maglia tirata fuori dall’armadio per l’occasione. L’occasione di stupire la platea con colpi di tacco alla Socratés e filtranti che Pirlo si sarebbe soltanto sognato. L’occasione di piazzare almeno un gol in rovesciata e portarsi via la ragazza più gnocca tra il pubblico.
Siamo tutti un po’ Fantozzi quando in quel campo scendiamo con il desiderio di stupire e non azzecchiamo nemmeno un passaggio. Mentre da due passi dalla rete le risate si sommano e qualcuno chiede anche il cambio dalla panchina.
La “merdaccia” si confonde con il “bidone” quando tu, che dovevi passare una serata da Messi, diventi improvvisamente Gabigol. E non c’è nessuna signora Pina a sostenerti in lacrime quando scopri che da quel dribbling può nascere un diagonale da biliardo di cui, su quel campetto, si parlerà per qualche mese.

In fondo lo siamo sempre stati

Siamo tutti un po’ Fantozzi quando sogniamo di alzare la Coppa più importante mentre giriamo il rubinetto dell’acqua gelata dopo l’allenamento degli amatori. Quando la tipa più bella del quartiere ci regala uno sguardo ed accenna – forse per caso, forse per sbaglio – un sorriso.
Siamo tutti un po’ Fantozzi. In fondo lo siamo sempre stati. Anche quando in quella partita organizzata dopo mesi di preparazione e buchi sventati all’ultimo secondo arriva la pioggia.
Una pioggia che scivola sulla pelle, come i ricordi.