Ogni quattro anni, con l’avvento della nuova spedizione mondiale, i grandi marchi che sponsorizzano le Nazionali di calcio si sbizzarriscono e creano nuove divise, con l’obiettivo di stupire i tifosi e rendere quella specifica maglia inconfondibile e direttamente riconducibile a quella determinata competizione. Sono tantissime le divise passate che sono rimaste nella memoria di tutti noi. Alcune perché esteticamente formidabili, altre perché bizzarre o particolari.
Cronologicamente parlando, le primissime maglie a fare scuola risalgono agli anni ’70. É il caso del Brasile, con la divisa del mondiale di inizio decennio, il trionfo della semplicità: maglia oro con bordi verdi e pantaloncini blu. Nulla di più iconico e storico. Il successo di quella divisa è da attribuire anche alla squadra che la indossava, di cui Pelé era la punta di diamante. In modo analogo, ad esempio, ricordiamo quella dell’Olanda ’74 e dell’Argentina ’86; divise non particolarmente elaborate, ma rese leggendarie dai fenomeni Johan Cruijff e Diego Maradona.
La vera fase del boom delle divise e della massima sperimentazione da parte dei marchi è quella degli anni ’90. Le tre edizioni ’90-’94-’98 vedono protagoniste, per quanto riguarda l’ambito delle divise, nazioni come Germania, Spagna, Messico, Croazia e Jamaica. Tutti ricordiamo la maglia bianca interrotta dalla striscia coi colori della Germania Ovest nel mondiale del ’90. Evidentemente se lo ricorda bene anche Adidas, che ha deciso di riproporre lo stesso concept (seppur tutto in bianco e nero) per il Mondiale 2018.
Nel Mondiale ’94, il titolo di miglior divisa se lo aggiudica la Spagna, con la classica maglia rossa che ha una linea verticale sulla parte destra (indossando la casacca) di rombi color Blu Navy, tonalità scelta anche per i pantaloncini. É la Spagna di Luis Henrique e Pep Guardiola.
Il ’98 è senza dubbio il mondiale più ricco per quanto riguarda le divise iconiche. In primis quella della Giamaica, prodotta da Kappa, è un vero e proprio capolavoro. Giallo, verde e nero che si uniscono in un motivo armonico che prosegue anche nei calzoncini. Restando in America, anche quella del Messico ha fatto storia: la maglietta verde aveva disegnata in ombra una figura riconducibile all’arte Maya e Azteca, in onore di questi popoli colonizzati dal Messico. Infine la Croazia, la cui divisa a scacchi bianco-rossi non ha bisogno di spiegazioni e celebrazioni.
Negli anni 2000 la sperimentazione è continuata, nonostante sovente si siano seguite linee molto più standard e classicheggianti.
Estremamente unico è il caso del Camerun nel 2002, che aveva proposto una divisa senza maniche, salvo poi essere obbligata ad implementarle per l’inizio della manifestazione.
Nel 2006 l’Italia e il Portogallo propongono per la prima volta i nomi e i numeri color “oro” lucido, novità che, almeno agli azzurri, porterà discreta fortuna.
Le divise del Mondiale 2018 sono state già presentate. Tra standardizzazione, ritorni al passato e piccoli esperimenti, è indubbiamente la Nigeria la regina delle divise. La nuova maglia bianco-verde è andata sold-out in pochissime ore, autoproclamandosi, di fatto, la più bella del Mondiale in Russia.