Damiano Tommasi, ex-centrocampista di Roma e Verona con qualche trascorso all’estero, è sempre stato un «atipico», come lo definì Fabio Capello, sia in campo che fuori. Nel 2001, l’anno dello scudetto con la Roma, sempre il tecnico friulano, lo battezzò come: «Il giocatore più importante della squadra. Più di Totti, Montella e Batistuta». Non a caso, quindi, nel 2018 è ancora “il calciatore più importante di tutti”, essendo stato scelto, nel 2011, come Presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, il secondo della storia dopo Sergio Campana. Sempre leale e pacato in campo e fuori, Tommasi si è guadagnato la stima dell’intero mondo del calcio: «Seguo le mie idee e questo ha spiazzato alcuni, ma davvero ci sono tanti che lavorano con serietà, tenendo fede ai propri principi».

Dallo Speciale Gran Galà del Calcio 2018, distribuito un mese fa anche a Pitti Uomo.

Parole di Damiano Tommasi. Foto di Maurizio Borsari.

I primi 50 anni dell’Associazione Italiana Calciatori rappresentano una grande responsabilità.

In queste cinque decadi sono state tante le tappe significative di una categoria che, attraverso l’attività associativa, è diventata prima professione riconosciuta e poi ruolo attivo nelle istituzioni sportive. L’impegno è grande, sempre molto stimolante, e l’obbiettivo primario deve essere quello di non disperdere l’enorme lavoro svolto fino a oggi.

Non arriviamo certo da uno dei periodi più brillanti della storia del calcio italiano, guardare il Mondiale dal divano è stata una grande sofferenza.

Ogni crisi, inoltre, crea grosse pressioni e attenzioni particolari, è vero, ma offre anche una grande opportunità per migliorare. Se l’obiettivo, quindi, è quello di difendere i traguardi raggiunti nel nostro primo mezzo secolo di storia, dobbiamo guardare al futuro e dedicarci sempre più al miglioramento dell’ambiente di lavoro attraverso il ruolo dei calciatori nelle istituzioni federali. Il dopo carriera è un momento molto delicato per ogni atleta e, quindi, deve rappresentare uno dei grandi temi ai quali prestare sempre maggiore attenzione.

Diciamo che dal novembre 2017 siamo riusciti a fare ben poco nonostante il momento fosse di assoluta emergenza sportiva.

L’elezione del Presidente federale darà sicuramente ordine alle idee e ai progetti, con un unico dubbio: che idee e progetti non siano, a oggi, realmente concreti. Condividere l’idea che si debba partire dal progetto sportivo per ridare slancio al movimento non sarà semplice e mi auguro che si inizi a pensare al medio lungo termine con pazienza, costanza, lungimiranza e passione per questo sport.