Dopo la débâcle della mancata qualificazione al mondiale 2018 l’Italia era praticamente costretta a ripartire dai giovani. Sia perchè a livello pratico alcuni senatori avevano ormai raggiunto il capolinea con la maglia azzurra, sia per dare una nuova ventata fresca al movimento calcistico italiano. Roberto Mancini potrebbe essere la persona giusta per valorizzare i giovani. Lo ha fatto spesso in passato, con giocatori come Santon, Balotelli e tanti altri. Si è ritrovato a gestire una nazionale molto “verde”, con ragazzi appena ventenni, e qualcuno nemmeno tocca il doppio decennio di età.

Le nuove leve azzurre

Nonostante la giovane età, si tratta di ragazzi che hanno già tanta esperienza sulle spalle, accompagnati da veterani da cui hanno potuto imparare molto.

Basti pensare a Gigio Donnarumma, erede dell’altro Gianluigi (Buffon) che a 20 anni conta già 150 presenze in Serie A. Dopo qualche periodo non di livello, il numero 99 del Milan sembra aver ritrovato la costanza e la serenità della prima stagione, ed è ormai una sicurezza. In mezzo al campo Nicolò Barella ha dato prova delle sue qualità, andando anche in gol contro la Finlandia. Anche lui è già alla seconda stagione di buon livello, e può migliorare tanto sotto molti aspetti. In avanti la freschezza di Federico Chiesa può diventare un elemento fondamentale per questi azzurri. Molto futuribile, ancora in crescita, l’esterno d’attacco della Fiorentina ha già dato prova del suo talento e della costanza delle sue prestazioni. Non possiamo infine non citare Moise Kean, la vera sorpresa di queste prime partite di qualificazione a Euro 2020. La sua esplosività e la sua voglia possono fare la differenza, soprattutto se accompagnate a una crescita tecnico-tattica che gli auguriamo di avere.

L’unico punto di domanda è rappresentato dalla difesa, che nei prossimi anni, con la probabile dipartita di Chiellini e Bonucci, dovrà essere sorretta dalla coppia milanista formata da Caldara e Romagnoli.

E non c’è spazio a sufficienza per citare Biraghi, Zaniolo, Rugani, Cutrone e tanti altri giovani già provati da Mancini. Lo stesso Sensi, in gol contro il Liechtenstein. Tutti questi avranno indubbiamente le loro chances di prendere parte alla spedizione dell’europeo.

I veterani

Una delle cose più interessanti che si sono potute evincere da queste prime prove della nuova Nazionale è l’omogeneità tra giovani e “anziani”. Sarebbe più opportuno utilizzare il termine “maturi”, considerando che anche i giocatori più esperti di questa nazionale sono comunque molto giovani rispetto ai veterani di qualche anno fa. In attacco Lorenzo Insigne e  Federico Bernardeschi dovranno nel prossimo futuro fare la differenza. Lo juventino ha subito una crescita esponenziale nell’ultimo periodo, raggiungendo una maturità notevole. Purtroppo in queste gare è ancora da rimandare Ciro Immobile, a secco con l’Italia da ormai troppo tempo. Le chiavi del centrocampo saranno affidate a Marco Verratti e a Jorginho, che dovranno far valere la loro esperienza internazionale. Il centrocampista del Paris Saint Germain è ormai chiamato a prendersi l’intera squadra sulle spalle, considerando il suo valore e il peso specifico del suo ruolo in squadra. Le aspettative su di lui sono molto alte.

Quagliarella: l’eccezione che conferma la regola

E poi c’è lui. 36 anni. 21 gol in stagione. Fabio Quagliarella è riuscito a indossare nuovamente la maglia azzurra dopo praticamente 9 anni. Sta vivendo la sua miglior stagione, e la serenità e la leggerezza con cui gioca sono visibili a tutti. Si impegna, si diverte, si sacrifica, da il 100%. Le 36 primavere passate sembrano essere solamente un numero sulla carta d’identità. Ha l’entusiasmo di un ragazzino, ma l’esperienza di un veterano. Rispecchia perfettamente l’anima di questa nuova Italia. Con la doppietta – su rigore – al Liechtenstein Quagliarella è diventato il marcatore della Nazionale italiana più anziano di sempre, a pochi giorni dal “quasi record” contrario di Kean.

È un Italia che diverte, che ha voglia, che ha iniziato a concretizzare il gioco visto nelle primissime partite della nuova gestione Mancini. Forse è troppo presto tirare le somme dopo due partite contro avversarie abbastanza modeste quali Finlandia e Liechtenstein. Forse sarà presto anche l’europeo. Per fare le cose bene serve tempo, e se questo corso dovesse averne, ha tutte le carte in regola per togliersi numerose soddisfazioni, con un Fabio Quagliarella – per ora – in più.