Non l’ho trovato un bel Derby come ho letto e sentito ovunque o quasi. Emotivamente coinvolgente, questo senza dubbio – del resto è un Derby -, ma l’ho trovato davvero brutto dal punto di vista tecnico, come quasi tutto il campionato italiano, salvo qualche rara eccezione e la Juventus.

Un Derby con qualche discreta giocata, qualche mossa tattica azzeccata e una buona dose di grinta finale, dovuta all’importanza della partita, che ha trasformato gli ultimi 20 minuti in una spiaggiata scapoli-ammogliati: tutti su, tutti giù. Mi sembra un po’ poco per definire bella una partita.

Non è stata bella neppure per il record d’incasso, visto che i posti sono sempre quelli, semplicemente hanno aumentato vertiginosamente il prezzo dei biglietti. Il merito è solo di chi ha pagato certe cifre per andare in piccionaia.

Milan e Inter non sono due grandi squadre cui basta uno stadio nuovo per tornare a primeggiare. Hanno blasone e storia, che purtroppo non scendono in campo, ma manca tutto il resto, compreso il contesto nazionale. Il calcio che si gioca fuori dai confini italici è una cosa diversa, molto diversa.

Milan e Inter sono la terza e quarta squadra di un campionato mediocre in cui, a marzo, la prima ha 15 punti di vantaggio sulla seconda che arranca e in Europa le prende praticamente da chiunque, come tutte le altre squadre italiane salvo qualche exploit assolutamente casuale.

Se poi vogliamo continuare a raccontarcela con fantasia, proseguiamo pure, ma non si va molto lontano.

L’Inter, in realtà, in Champions League ha fatto un buon percorso. Ha realizzato quasi un miracolo, fatto passare per disastro da chi continuava a definirla come «la possibile outsider per la vittoria in Champions», mentre a giocarsi la qualificazione agli Ottavi ci si è ritrovata quasi per caso. Una squadra che tornava nell’Europa che conta dopo 7 anni, come quarta classificata sul filo del Vecino – lo stesso che ha aperto il Derby – di un campionato che, Juventus a parte, negli ultimi anni ha prodotto solo qualche sporadico e fortuito arrembaggio europeo prontamente evaporato.

Vedremo il Napoli che combinerà; anche se il ritorno di Salisburgo non promette bene e l’Arsenal è squadra di ben altro spessore, come Chelsea e Valencia.

L’allenatore c’è, la squadra è all’ultimo giro prima di un cambiamento che appare ormai indispensabile per un salto di qualità ulteriore. Suggellare la fine di un percorso con un trofeo Europeo sarebbe un bel regalo per tutto l’ambiente e, chissà, magari porterebbe a un dominio italiano in Europa, con Juventus e Napoli sugli scudi. Dietro, però, resterebbe un abisso tecnico da colmare che, sulla lunga distanza o quando si alza l’asticella, emerge senza timori. Succede alla Roma, alla Lazio, all’Inter, al Milan e sì, anche all’Atalanta, ormai da inserire tra le 5 sorelle per 2 posti, visto che quarta in classifica, recentemente, ci è arrivata anche più di altre Big o presunte tali. Purtroppo la Dea ha raggiunto l’ambito traguardo l’anno prima che regalassero un posto in più per la Champions all’Italia e poi non si è più riconfermata.

8 punti per 5 sorelle, per 2 posti nell’Europa che conta. Il Napoli che galleggia al secondo posto e sogna di sollevare l’Europa League; la Juventus che si permette di perdere e restare saldamente prima, a 15 punti sulla diretta inseguitrice, sognando la Champions League. Siamo a metà marzo.

Non la trovo una bella Serie A, come ci avevano detto sarebbe dovuta essere: un grande rilancio grazie a CR7. Emotivamente coinvolgente, questo senza dubbio – del resto c’è il tifo e poi ci sono la bagarre per la Champions League e la lotta per la salvezza -, ma la trovo davvero peggiorata dal punto di vista tecnico, salvo qualche rara eccezione e la Juventus di Cristiano Ronaldo.

Inchiesta di TuttoSport sui 155 fallimenti negli ultimi 15 anni.

Qualche discreta giocata, qualche mossa tattica azzeccata e una buona dose di grinta, sono un po’ poco per definirla la stagione del rilancio del calcio italiano; considerando anche la situazione di Serie B e Serie C e i 155 fallimenti negli ultimi 15 anni, da un’inchiesta di TuttoSport.