La sfida di fine marzo vinta contro il Tottenham nel recupero potrebbe essere proprio il segnale che in tanti si attendevano per vedere il Liverpool di nuovo campione d’Inghilterra. Un titolo che manca da tanto, troppo tempo. Infatti, l’ultima Premier League vinta dai Reds risale addirittura alla stagione 1989/90: un po’ troppo in là nel tempo vista la qualità dei giocatori che sono passati nel corso di questi anni ad Anfield Road.

Il Liverpool non molla il City in classifica: sarà testa a testa fino alla fine

Come sa benissimo la squadra di Jurgen Klopp, a volte sono i dettagli a fare la differenza. E, in effetti, non si può certo dire che l’autorete con cui il Liverpool una settimana fa ha vinto 2-1 contro il Tottenham non possa essere considerata come un segno del destino. L’autogol di Alderwieireld, infatti, dopo un’uscita alquanto scoordinato e impacciata da parte di Lloris, ha permesso ai Reds di operare il tanto atteso sorpasso in classifica, superando il Manchester City in vetta alla Premier League. È chiaro che, da parte degli Spurs, la delusione sia enorme, ma è altrettanto vero che il Liverpool ha creato un gran numero di occasioni e avrebbe meritato di vincere. Confermate le previsioni di Oddschecker che li vedevano favoriti nella trasferta contro il Fulham, i Reds sono pronti ad affrontare un’ultima parte di stagione che potrebbe rivelarsi storica: dopo la vittoria casalinga contro gli Spurs e quella in trasferta contro il Southampton, la sfida in casa contro il Chelsea sarà già un altro bel banco di prova per Salah e compagni, visto che serve rispondere a tutti i costi al City, che si è già ripreso la vetta della graduatoria dopo la vittoria per 2-0 contro il Cardiff City e l’1-0 contro il Brighton.

Il cambio di prospettive con Jurgen Klopp

Sono passati tre anni da quando Jurgen Klopp ha preso la guida tecnica del Liverpool: i miglioramenti che la squadra inglese ha fatto durante questo lasso di tempo sono ben visibili a tutti. In un triennio è diventata una squadra con le carte in regola per vincere tutto, sia a livello nazionale che continentale, come dimostra l’approdo in finale, poi  persa contro il Real Madrid di Cristiano Ronaldo, lo scorso anno.

Eppure, la maledizione delle finali continua a tormentare l’ex allenatore del Borussia Dortmund, che fino ad ora non ha portato a casa nemmeno un titolo. Infatti, da quando è sulla panchina dei Reds ha perso tre finali: oltre alla Champions, anche quella di Coppa di Lega contro il Manchester City e l’Europa League contro il Siviglia. L’ultima campagna acquisti è stata veramente faraonica, dal momento che sul mercato sono stati spesi quasi 180 milioni di euro per fare l’ultimo, grande, passo in avanti e finalmente tornare a vincere.

L’eredità della squadra di Rodgers

Klopp è arrivato al Liverpool all’inizio della stagione 2015/16 e prese le redini di una squadra che stava facendo una gran fatica, visto che aveva raccolto solamente quattro vittorie nei primi undici match. Un problema soprattutto offensivo che in tanti non riuscivano proprio a comprendere. Come poteva una squadra che aveva in rosa Coutinho, Benteke e Firmino fare solamente un goal di media negli ultimi dieci incontri? L’ex allenatore del Dortmund è intervenuto rivoluzionando completamente la rosa, al punto tale che oggi solamente quattro elementi di quei Reds, ovvero Milner, Firmino, Gomez e Henderson, sono ancora titolari.

Gli altri, invece, tra chi se n’è andato e chi è rimasto, sono passati al ruolo di comprimari. Il sistema di gioco è migliorato in versatilità: c’è molta meno verticalità e necessità di dover finalizzare subito. Sono proprio tutti questi passi in avanti che hanno portato ormai il Liverpool ad essere una vera e propria potenza non solo in Inghilterra, dato che lo scontro con il City andrà avanti fino al termine della stagione, ma anche in Europa. L’obiettivo della Champions League, infatti, non è certo così lontano come poteva apparire qualche anno fa. Una delle svolte potrebbe essere sicuramente stata l’ingaggio di Virgil van Dijk. E non è nemmeno solo una questione tecnica o tattica, quanto più che altro la volontà di rafforzare i vari meccanismi difensivi e di squadra. Quel colpo di mercato, che tra l’altro è il quarto acquisto più folle dal punto di vista economico di sempre in Premier League, ha spostato l’attenzione sulla compattezza e sulla stabilità che necessariamente questi Reds dovevano raggiungere, soprattutto nel gioco senza palla. Chiaramente, se disponi poi in fase offensiva di giocatori del calibro di Firmino, Mané e Salah, ecco che lo studio di soluzioni offensive particolari diventa secondario.   

Il 4-3-3 di Jurgen Klopp

Come detto, questo nuovo Liverpool guidato dal manager tedesco passa per tre capisaldi: accelerazioni improvvise, una rinnovata compattezza e molto più equilibrio che in passato. Un gioco a dir poco spumeggiante che ha portato in dote tanti risultati utili: al netto degli errori di Karius, mancava ancora qualcosina a livello di convinzione per poter spodestare dal trono gli alieni del Real Madrid, ma quella si acquisisce solo con il tempo e passa inevitabilmente anche attraverso qualche dolorosa sconfitta. Il gioco del Liverpool è contraddistinto da queste fiammate che arrivano all’improvviso, alternate ad altri momenti in cui è come se la partita fosse in “pausa”. Klopp è solito usare un modulo 4-3-3 con il Falso Nueve, inserendo un mediano (Henderson o Fabinho) che fa proprio da schermo davanti alla difesa, permettendo ai terzini di sganciarsi spesso in fase offensiva. Anche se, a dir la verità, anche le proposizioni degli esterni non sono più così frequenti come un tempo: oggi vengono intensificate solamente quando serve riacciuffare un risultato.

La zona preferita in cui il Liverpool ama stanare “la preda” è quella centrale nella trequarti offensiva: un grandissimo lavoro in entrambe le fasi viene svolto dai due interni di centrocampo. Atletica sommata a qualità tecnica, visto che non devono solo interdire, ma anche far ripartire efficacemente e velocemente l’azione. Firmino è il punto di riferimento in mezzo, mentre Mané e Salah partono di solito dai lati, con grande libertà di svariare su tutto il fronte offensivo, per poi accentrarsi all’improvviso.