Far capire l’importanza di un derby a una persona che non segue il calcio è davvero impossibile. Come glielo spieghi cosa provi? Come riesci a farle comprendere che il derby nel calcio è tutto? Beh è davvero molto difficile, ma in questo racconto vorrei provarci.

Iniziamo dal significato letterale di derby calcistico. Il derby è una partita tra due squadre della stessa città o della stessa ragione. Basta dire questo? Beh no. Il derby è la partita delle partite, quella partita che aspetti tutto l’anno speranzoso, quella partita che suscita emozioni incredibili, dove daresti tutto pur di vincere e di esultare insieme ai tuoi amici.
Ogni città, ogni regione, ha il suo derby, piccolo o importante che sia. Ricordiamo il derby della Madonnina tra Milan e Inter, oppure quello tra la Lazio e la Roma. Oggi però, sono qui per raccontarvi la storia del derby campano per eccellenza Napoli-Avellino.
Quel derby campano che ha fatto sognare milioni di generazioni, con Juary e Biancolino, De Napoli o Maradona.

“Il derby è uno è NAPOLI-AVELLINO”

Eh no a dirlo non siamo noi… queste parole vengono dalla bocca di un giocatore che ne ha viste tante, che ha vinto tanto e che ha insegnato calcio nel mondo. Parliamo di Diego Armando Maradona, che dopo anni dal suo ultimo derby esordì così in una trasmissione argentina:
“La partita più emozionante in Italia? Il derby con l’Avellino. Era un classico. C’erano trentamila persone al Partenio ogni volta che andavo a giocare”. 
Che sia un derby molto caloroso lo sanno tutti ma proprio tutti, infatti il calciatore italiano Alessandro Florenzi in un’intervista in ritiro con la nazionale ha paragonato il derby nazionale Galles-Inghilterra a quello Romano e Campano, sottolineando l’importanza del derby, del vedere il rivale perdere e ti accompagnare il tutto con sfotto’ e cori.
Molti sono gli eroi di questi derby, passiamo dagli avellinesi Di Somma, Lombardi, Juary, Shachner,Dirceu e Diaz ai napoletani Valente, Carnevale, Bruscolotti, Careca, Giordano e Maradona . Ogni gara ovviamente aveva un sapore diverso, si passava dagli scontri ai tempi della serie A con Juary, De napoli,Giordano e Maradona fino al derby storico che segnò la promozione dell’Avellino con Biancolino, Moretti, Sosa e Capparella.

Il silenzio aveva il sapore dello stupore

Un aneddoto molto importante da raccontare riguarda il pubblico avellinese e Diego Maradona. Ad Avellino arriva il Napoli che lotta per lo scudetto, a differenza dei padroni di casa che puntano ad una salvezza tranquilla. Ma come vi dicevo il derby nessuno lo vuole perdere.
Maradona entra camminando sul manto erboso del Partenio e viene immerso da fischi, fischi ovviamente di paura. Un suo compagno gli passa il pallone, Maradona scioglie le scarpe, si mette a centrocampo e inizia a far “l’amore” con il pallone. All’improvviso quei fischi si trasformarono in silenzio. Quel silenzio che aveva il sapore dello stupore.

L’emozione unica di un derby

Parlando sempre di Maradona, ci fu un bellissimo siparietto tra lui e Diaz. Diaz gli lanciava del sale in testa per propiziargli la “malasuerte”. Beh tutti sapevano che quando Maradona era in giornata nessuna squadra aveva scampo, e quindi le provavano tutte.
Merita di essere raccontato il goal del Pitone BIancolino che fece esultare, piangere di gioia e sognare un popolo. Parliamo del derby dello spareggio play-off del 2008. La partita fini’ 2-1 per l’Avellino dopo un andata terminata con un pareggio ad occhiali di 0-0. Con quella vittoria l’Avellino torno’ dall’inferno al purgatorio e a segnare fu proprio un napoletano Raffaele Biancolino.
Dunque il derby è inspiegabile a parole, sono emozioni che possono solamente essere provate. Vi auguro di viverne tanti, perché il calcio è passione, e non venitemi a dire che sono solo 11 persone che corrono dietro ad un pallone.