Editoriale di Simone Stenti

Con un colpo a sorpresa il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha messo in vendita il Meazza: 70 milioni di euro.
Quest’estate l’Atlético Madrid ha acquistato Joao Felix per 126. I 19 anni del campioncino sono stati valutati circa il doppio dei 90 della Scala del Calcio. Nonostante un prezzo a prima vista accessibile, in questo tira e molla con gli attuali inquilini, Inter e Milan, San Siro sembra davvero destinato alla demolizione.

Come in tutte le vicende complesse, bisogna saper prendere le distanze dalle ragioni del cuore. Altrimenti diventa inconcepibile la rinuncia a un impianto che sulle sue storiche rampe esibisce dieci Coppe dei Campioni.
Il Real Madrid ha dato il via alla ristrutturazione del Bernabeu, impianto per molti versi simile al Meazza. La scorsa primavera il Cda dei Blancos ha dato l’okay a un prestito monstre di 575 milioni che lo porterà a vantare uno stadio ai confini della fantascienza.

In Inghilterra, la patria delle tradizioni calcistiche, invece non ci hanno pensato un attimo a demolire gli storici Wembley, White Hart Lane e Highbury per dar spazio a impianti nuovi, più funzionali e meno impattanti su abitazioni e cittadini.
A suo modo, pur senza demolire lo storico Parco dei Principi, anche a Parigi la Nazionale francese ha saputo rinunciare alla nostalgia trasferendosi allo Stade de France. Insomma, entrambi gli schieramenti hanno ampie argomentazioni a sostegno. La questione che sembra risolta però è la condivisione dello stesso stadio per le due squadre milanesi.

Comunque andrà si resterà assieme.

Una fedeltà coniugale che non si registra fuori dai confini nazionali, dove invece anche a Roma, Genova e Verona si persiste a vivere sotto lo stesso tetto.
Senza arrivare al parossismo londinese (vado a memoria, ma conto almeno 14 stadi nelle varie leghe), a Madrid e Barcellona non ci pensano neanche di giocare i derby sullo stesso campo.
A Monaco ci avevano provato all’Allianz Arena, ma poi ci ha pensato il Monaco 1860 a implodere e a trasferirsi al Grünwalder Stadion. Per Parigi il problema neanche si pone, visto che a fronte del solo PSG la capitale vanta due stadi cinque stelle.
A Milano sembra invece che anche l’eventuale nuovo stadio sarà in coabitazione. Basta un solo impianto a una metropoli? Per il calcio sì, lo dimostra la storia. Ma negli stadi non si gioca soltanto a pallone. Con un impianto di proprietà, la città rischia di rimanere senza riferimenti per concerti ed eventi. Questa tuttavia non è materia per i club.