La scorsa settimana, parlando di calci di rigore, abbiamo riscontrato come i calciatori seguano in modo quasi pedissequo quanto predetto dalla teoria dei giochi e più in particolare dalla definizione di equilibrio di Nash in strategia mista.

Restava però da risolvere un dilemma, ovvero la scarsissima (sempre rispetto alla teoria) percentuale di tiro centrale – solo il 7,5% per i calciatori – e l’ancora più scarsa percentuale da parte dei portieri di scegliere di rimanere immobili. Solo una coincidenza?
In realtà può ancora una volta venirci in aiuto l’economia comportamentale per chiarire i motivi di questa così evidente discrasia. La spiegazione potrebbe infatti risiedere nella cosiddetta teoria del rimpianto coniata dagli economisti Sudgen e Bell nel 1982, secondo i quali il rimpianto si manifesta come insoddisfazione derivante dal comparare le conseguenze di un’azione (o in questo caso inazione) in un determinato stato del mondo con la conseguenza di un’altra azione nello stesso stato del mondo.

Pellè annuncia il “cucchiaio”

In altre parole, supponiamo che il portiere faccia questo ragionamento: se sto fermo e il calciatore tira in un angolo, tutti penseranno che avrei dovuto tuffarmi e quindi io mi tuffo evitando a posteriori il rimpianto di non averlo fatto. Essenziale in questo contesto anche un secondo fenomeno riscontrabile sempre nell’ambito della teoria della scelta razionale, ovvero l’avversione alle perdite.
A rilevarlo questa volta sono i premi Nobel Kahneman e Twersky, fondatori della teoria del prospetto (1979). Spostando l’attenzione dalle condizioni ideali secondo cui una scelta può essere definita razionale, alla descrizione di come le scelte vengono effettivamente effettuate in un contesto decisionale, i due autori giungono a rilevare l’esistenza, nella maggior parte degli individui, di una maggior motivazione a evitare le perdite piuttosto che a realizzare un guadagno.

Higuita, un portiere che non temeva figuracce

Si tratta di un principio psicologico generale, con ogni probabilità legato all’istinto di sopravvivenza, secondo il quale una decisione può dare origine a scelte opposte se gli esiti vengono rappresentati al soggetto come perdite piuttosto che come mancati guadagni. Ad esempio, e’ più facile rinunciare a uno sconto piuttosto che accettare un aumento di prezzo, anche se la differenza tra prezzo iniziale e finale e’ la stessa.
Nel caso dei calci di rigore, mutatis mutandis, sarebbe pertanto più facile accettare l’idea di essersi buttato inutilmente (facendo uno sforzo e compiendo un’azione)  piuttosto che subire gol restando fermo.
Portiere avvisato, mezzo salvato.