Lo immagino alto, con lo sguardo tranquillo ma attento. È trascorsa più di una settimana da quando ci siamo sentiti. Una settimana in cui è accaduto di tutto, in primis: “Uno studente fuori sede aggredito dalla sua biancheria sporca, e la joint venture siglata tra Pholletto e testimoni di Geovha per dominare il mondo”. Poi sì, c’è la storia di Igor il Russo, il killer alla Rambo che non riescono a beccare. Pare abbiano interpellato anche un sensitivo, mentre Prodi & Glory, dopo una recente seduta spiritica, suggerisce di cercarlo a Gradoli (i contadini anziani di quelle parti ancora bestemmiano). Trump? Nord Corea? Non so nulla. L’ultima volta che ho intravisto il Presidente americano, era su una decappottabile insieme a Putin.

Però non mi va di commentare il social infotainment italiano, neanche seriamente; passerei subito alle domande, anche perché la genesi di questa intervista l’ho già scritta qui. L’unica cosa che mi va di aggiungere è una chiave di lettura, anche se assomiglia più a una chiavata che a una chiave: “…mi credevo un idealista, è così che uno chiama i propri piccoli istinti vestiti di paroloni”. (Céline)

La cover del nuovo numero di Soccer Illustrated, chiedetelo a quel bomber del vostro edicolante

Ciao Jacopo, la prima domanda arriva dal passato, da un passato che ci rincorre e che ha già messo la freccia per compiere il sorpasso definitivo. Poco tempo fa, Renzi ha detto che il Paese è rimasto bloccato per vent’anni dallo scontro tra berlusconismo e antiberlusconismo. Bastava fare il CID per svoltare?
Temo di no. Lo scontro di cui parli sicuramente ha pesato, ma è stato anche un ottimo diversivo per non parlare delle questioni profonde e per non agire sui nodi irrisolti, sia economici che culturali. Infatti quello scontro non c’è più, ma i casini irrisolti ci sono ancora tutti e non mi sembra che il loro scioglimento sia imminente.
Ancora Renzi: “Se il governo D’Alema avesse avuto la forza di fare quello che hanno fatto Blair e Schröder sul mondo del lavoro avremmo avuto il Jobs act vent’anni prima”. Non ti chiedo nulla sul Job act perché vorrei farti una domanda seria: secondo te in cameretta Renzi aveva il poster degli U2, Dire Straits o Claudio Cecchetto insieme a Sabrina Salerno?
Spero l’ultima che hai detto, tutti abbiamo diritto ad un’adolescenza normale.
“Non conosco direttore che sia stato immune da trame e da complotti, persino subito dopo la sua nomina. Se mi avessero cacciato non avrei sicuramente sofferto, perché non sono mai stato divorato dall’ambizione”. Queste parole sono dell’ex direttore del Corriere della Sera, Piero Ottone. Tu come ti difendi da trame e complotti grullini?
Mi nascondo dietro una scia chimica.

Una nostra fan che tenta di estorcere un abbonamento annuale gratis

Mentana: “Attenti a Berlusconi: rischiamo di ritrovarcelo premier…”. La domanda è: il rischio è davvero il ritorno di Berlusconi come Presidente del Consiglio o il rischio è un governo Dibba/Di Maio? Se tu dovessi scegliere tra i due, quale sceglieresti?
Il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi mi pare in realtà molto improbabile, inutile al Paese, e nonostante tutto meno rischioso. Volevo però ringraziarti per la domanda: sei un amico.
Il futuro del Pd e della sinistra italiana qual è? Un elettore di sinistra chi o cosa dovrebbe votare? Puoi sparare a zero come Jurij, tanto io ormai o non voto o voto radicale, anche se Marco se n’è andato e non ritorna più).
Io credo che il Pd attraverserà una nuova profonda crisi elettorale e tornerà alle dimensioni assolute dell’epoca Bersani. L’onda delle forze post-liberal-democratiche a impronta populista non è certo solo italiana, la marea però è alta, e avere un fronte progressista che ha del tutto perduto il suo orizzonte di senso e il suo campo di lavoro quotidiano (il lavoro, le periferie, i bisogni, i nuovi meriti) non aiuta.
Per Concita De Gregorio la Appendino è “un modello di governo”. Non ti chiedo un commento sull’affermazione di Concita De Gregorio, non sono così stronzo, però secondo te questa Appendino è davvero brava, oppure la sua fortuna è quella di avere come paragone la Raggi?
Non conosco abbastanza il lavoro di Chiara Appendino per poter esprimere un giudizio informato. Il confronto con la Raggi è sicuramente vantaggioso, per la prima cittadina di Torino. Ma dobbiamo essere onesti: è il confronto tra Torino e Roma, e non da oggi, a essere vantaggioso per chi fa il sindaco di Torino. Il sindaco di Torino fa una figura migliore a prescindere.
Torniamo a un argomento serio con una domanda a risposta multipla, tralasciando la domanda:
A) Poletti ci è
B) Poletti ci fa
C) (Riprendendo la famosa affermazione di McLuhan) Poletti è il messaggio
La C, ma di sicuro.

Andrea Pirlo (immagine fake n.1)

Chi è la/il peggiore opinionista/giornalista italiana/o (escludendo Scanzi e Selvaggia Lucarelli)?
Sono un fautore del dovere dell’autocritica prima della critica. In coerenza, quindi, dovrei dirti che il peggior giornalista italiano sono io, se lo pensassi. Solo che non lo penso.
Ad oggi, secondo te, chi sono i proletari in questo Paese? E, citando Céline, “il proletario è solo un borghese mancato”?
I proletari sono per lo più i giovani che non hanno o non hanno più una rendita familiare alle spalle. Sono quelli che, oltre a non lavorare e a lavorare guadagnando pochissimo, non hanno mezzi ereditati o pensioni con il retributivo cui attingere. La frase di Céline era ottima per i tempi in cui la borghesia era esistente e culturalmente egemone e c’era coscienza di classe. Oggi chi si definisce borghese spesso campa di rendita, e chi è proletario si vergogna.
Quanto sono pagati i giornalisti / collaboratori de Gli Stati Generali? 
Gli articoli redazionali, concordati con noi, sono pagati mediamente 70 euro al pezzo. I contributi spontanei dei brains che sono invece pubblicati in autonomia senza nostra supervisione dagli autori partecipano a un contest che distribuisce ogni mese un montepremi di 1100 euro. Io, il mio socio Lorenzo Dilena, e la nostra collega Francesca Mandelli che materialmente lavoriamo al mantenimento del sito e della comunità non siamo ancora diventati ricchi grazie a Gli Stati Generali, ma contiamo di farcela entro la metà del secolo. Lo stesso vale, credo, per i nostri partner tecnologici.
A distanza di tempo, cosa ti è rimasto dell’esperienza da direttore de Linkiesta? Hai rimpianti/rimorsi?
È stata un’esperienza importantissima, per la mia vita e per la mia professionalità: ho imparato tantissimo sul lavoro di giornalista, su come si fa questo lavoro in internet, sugli oneri e gli onori del fare il direttore, sui rapporti con il potere, su di me. Insomma, rimorsi e rimpianti non esistono, quando l’eredità è così ricca.
Se gli Stati Generali sono quelli che han dato la stura alla Rivoluzione Francese, chi è che può sturare questa società liquida?
Le minoranze attive, coscienti, volenterose e generose, costruite da individui attivi, coscienti, volenterosi e generosi.

Presentata senza commento (immagine fake n.2)

Giornalismo e social network, clickbaiting e fake news. Parlo di roba che a me dà il pane quotidiano: l’ho fatto al Fatto (intendo il community manager) e, prima ancora, al Manifesto (content manager). Mi ha dato parecchie soddisfazioni, ma è stato anche frustrante, molto frustrante. Oggi continuo a svolgere questo lavoro, ma per conto di un’agenzia di Milano, e per certi aspetti è un vantaggio: sono più libero di scegliere le testate con cui collaborare. Tu come ti approcci a questi fenomeni in qualità di content e community manager del sito de Gli Stati? E ancora: qual è la vostra linea editoriale e strategia sui social?
Il clickbaiting sta uccidendo il giornalismo. Rischia di misurare l’importanza delle storie raccontate solo sulla base di metriche quantitative. Che siano vere o false, conta poco, e per alcuni aspetti anche il tema delle fake news è connesso, e quasi una conseguenza. Chiaramente avere un pubblico più possibile ampio piace anche a noi, è importante per stare bene sul mercato. Ma non vogliamo i numeri a qualunque costo, anche perché il conto che questo meccanismo sta chiedendo a tutti è letale. Di questo passo, numeri per numeri, gli unici investimenti convenienti saranno fatti dove i grandi numeri ci sono davvero e costano meno (come Facebook).
Siamo su Soccer Illustrated, e so che sei un tifoso milanista: qualche domanda sul calcio devo fartela per forza. Che cosa deve fare un sito d’informazione che tratta il calcio per non svilire?
Il calcio è la vita, come l’economia, la politica, il sesso, il cinema. Credo che le regole “per non svilire” che valgono per l’informazione in generale valgano sicuramente anche per il calcio.
E un sito come questo che tratta il calcio come fosse un romanzo?
Deve scegliere bene il genere e perseguirlo con costanza. Un buon romanzo può essere nero, giallo, rosa. L’importante è la qualità dell’intreccio e quella della lingua.
Chi sarà il Presidente del Milan tra un paio di anni?
Mi accontenterei di sapere chi sarà l’azionista tra un paio di mesi.
Il turbocapitalismo cinese quali conseguenze avrà sul calcio italiano, europeo e mondiale?
Ancora non lo sappiamo, perché ancora non sappiamo quanto, davvero, vogliono investire sul calcio. Soprattutto, non sappiamo se decideranno di puntare sullo sviluppo di un movimento nazionale “importando” calciatori e tecnici e, contemporaneamente, di investire all’estero in grandi squadre e grandi campionati o se, come pare, questa seconda opzione andrà pian piano ridimensionandosi.
Chi vince la prossima Champions League e perché?
La Juventus. Perché sì.
Domanda di rito: in Italia la Juventus vince perché è la squadra più forte o perché è il club più potente?
Il campionato lo vinceranno senza troppa fatica, perché sono sensibilmente più forti degli altri. Essere molto potenti aiuta, certo, ma se il calcio fosse matematica la somma dei loro valori sarebbe ben più alta di quella dei secondi.

Gianni (immagine fake n.3)

Cosa deve fare il Milan per tornare a vincere il campionato italiano e la Champions?
Tenersi Donnarumma, Bonaventura, Romagnoli, Locatelli, ricominciare a investire bene, avere pazienza, credere in un progetto tecnico, e ancora avere pazienza. Per il campionato la strada è comunque faticosa, ma si può fare, magari in un paio di stagioni. Per l’Europa la vicenda è assai più complicata, ma mentre Giussi Farina scappava in Sudamerica nessuno avebbe creduto che pochi anni dopo saremmo stati sul tetto del mondo. Quindi, perché no?
Galliani dovrebbe mollare?
Galliani avrebbe dovuto, negli anni, favorire un ricambio e la formazione di nuove leve dirigenziali. Non è proprio lo sport preferito dalle classi dirigenti italiane.
Montella: dimmi un grande pregio e un grande difetto.
Il grande pregio è che è una persona intelligente. Il difetto non lo so: so che nella carriera da calciatore, secondo me, ha ottenuto meno di quello che poteva, visto che era fortissimo. Magari è dipeso anche da lui.
Il giocatore che vorresti al Milan? Puoi pescare ovunque.
Iniesta e Hummels. Li voglio tutti e due e non recedo.
L’Italia di Ventura dove può arrivare?
A passare il primo turno di un Mondiale. Dati gli ultimi due tentativi, e dato il livello del movimento attuale, sarebbe già un buon risultato.
Il calcio è più importante delle religioni (risposta secca: sì o no).
No.
Il più forte calciatore di sempre secondo te?
Maradona.