Caro Antonio,
ti scrivo perché la notizia del tuo possibile addio al calcio giocato ha lasciato in me un vuoto immenso. Io che ero tornato a sorridere per poter scommettere di nuovo su di te al Fantacalcio, che non stavo nella pelle per rivedere quei passaggi illuminanti e le serpentine funamboliche con le quali hai deliziato i tifosi di tutto il mondo.
Io che ho iniziato a tirare calci a un pallone nella piazza del paese sognando di essere come te.
Io che facevo sempre il tifo per te, nella buona e nella cattiva sorte.

La maggior parte delle persone ha avuto spesso cattive parole, ma bastava leggere e capire la tua storia per comprendere tanto del tuo talento e della tua follia. Non è da tutti riuscire nell’impresa di diventare grande nel calcio che conta e, stai tranquillo Antonio, tu ci sei riuscito.
Di talenti cristallini come te ne nascono uno ogni cento anni e anche per questo penso che non puoi darci questo dispiacere adesso; se davvero tieni alle persone che hanno sempre creduto in te fai una scelta vera, una scelta di cuore. Perché sì, Antonio, sei sempre stato legato al dio denaro ma non quanto al tuo amore per il calcio.
Credo vivamente nelle storie d’amore, e da buon innamorato del calcio credo che tu possa fare questa dichiarazione all’unica che hai amato davvero. Sappiamo entrambi di chi sto parlando.
Sai cosa si prova a vedere un bambino che ce l’ha fatta? Il sogno dei i ragazzini è quello di vestire la maglia della propria città.

Caro Antonio, tu ci sei riuscito esordendo con quel goal all’Inter nel ‘99. Un ragazzo di periferia di 17 anni che gioca perché i due attaccanti titolari del Bari sono infortunati. E che quando entra in campo si trova di fronte gente come Baggio e Vieri. Un ragazzino che dopo un’intera partita di sacrificio ha la forza all’88’ di correre come un forsennato, mantenendo la lucidità per mandare a spasso due difensori dell’Inter e con freddezza spiazzare il portiere con un pregevole tocco di piatto.
Beh sembrerebbe tutto normale, vero? Forse per un Messi, un Maradona o per un Baggio non se ne parlerebbe neanche di un gol del genere, visto che ne fanno tanti.
Ma la novità di quel gol sta proprio nell’apprezzare i sacrifici di uno scugnizzo nato con il pallone tra i piedi, che ha saputo aspettare il suo momento e non ha fallito, anzi ha dimostrato di avercela fatta.
Antonio, immagina quanti bambini speravano, sperano e spereranno di essere come te. Di partire dai campetti di periferia del paese fino ad arrivare a vestire la maglia della propria città e di concludere in bellezza con la chiamata dei “Galàcticos”. Posso assicurarti che bambini e ragazzi che sperano di avere una storia come la tua sono davvero tanti. Il tuo aver “VINTO” ha aperto il cuore a tutti noi.

Dove voglio arrivare? Lo avrai intuito, ti scrivo perché ho un sogno nel cassetto.
Sono qui per farti una richiesta, giusta o sbagliata che sia.
Una richiesta che riempirebbe il cuore di gioia a tutte le persone che hanno sempre creduto in te.
Antonio, nella tua carriera hai avuto infiniti alti e bassi, hai deciso di scrivere la storia della Sampdoria e del Parma, di vestire entrambe le casacche delle squadre di Milano e di abbandonare la tua città per vestire la maglia giallorossa.
Ora Antonio è il momento di tornare e di chiudere in bellezza. Bari ha bisogno del suo eroe, ha bisogno di quel bambino che ha fatto grande “la Bari” e sognare i suoi tifosi.
Lascia tutto alle spalle, dalla tua storia bella e divertente, alle le tue delusioni fino alle tue “cassanate”, e torna dove tutto ebbe inizio. Noi ti aspettiamo.
Con affetto,
Andrea Sanseverino