Succede quasi per caso.

Ti ritrovi a cercare qualche indicazione per l’ultima formazione dell’anno. Il Fantacalcio è perso ma va onorato fino alla fine. Tra notizie più o meno fondate, supposizioni e previsioni al limite della chiromanzia. Se c’è una cosa che Google riesce a fare per bene è trovare risposte. Ma è nello scavare nel passato che dà il meglio di sé.
Un passato che sembra lontano un secolo e che invece dista poco più di dieci anni.
A tinte carioca.

Adriano Leite Ribeiro non è il solito attaccante brasiliano passato per caso in Italia, una di quelle meteore di cui si parla nel bollore del calciomercato agostano e che, a fine campionato, finisce per schiantarsi sul pianeta degli “inho” senza successo. Adriano a diciannove anni è già all’Inter che lo pesca dal Flamengo, una squadra dove aveva incantato – scrivere “giocato” sarebbe decisamente riduttivo – un certo Zico.
Un attaccante che alla seconda presenza in campionato subentra a Ventola e piazza subito la zampata vincente da tre punti. Tutto questo mentre in Serie A c’è ancora il Venezia e sulla panchina nerazzurra Hector Cuper.
Adriano ha dalla sua un fisico imponente, esplosivo. Quando allunga il passo c’è da spendere un giallo per fermarlo, il suo sinistro regala bordate impetuose con la rete che quasi sembra spezzarsi di fronte ai suoi tiri.

Tremano le traverse, tremano i difensori che si ritrovano a marcarlo

Anche su punizione non è certo l’ultimo arrivato: lo sanno bene a Parma che lo abbraccia per un’intera stagione, lo sa ancora meglio Adrian Mutu che con Adriano condividerà un bottino invidiabile nella stagione successiva a quella dell’esordio in Italia del brasiliano.
Il ritorno in maglia nerazzurra è cosa fatta già a gennaio 2004 quando l’Inter risolve la comproprietà intascando l’intero cartellino. Il brasiliano segna in campo ma, quando il triplice fischio sentenzia la fine del “mondo giocato”, si concede qualche vizietto di troppo fuori dal campo.
C’è un’ombra che puzza di alcool sul destino di un attaccante con tutte le carte in regola per sfondare anche in nazionale, una nazionale dove trovare un posto in avanti non è certo impresa facile. Dove la fantasia a pochi metri dall’area si spreca.
La sua parabola punta verso il basso tanto che, dopo le partite con Ecuador e Perù, l’Imperatore sembra quasi voler troncare con il pallone. Vuole restare in Brasile, lontano dai riflettori accecanti del calcio italiano. Tutto questo nel 2009, a ventisette anni di età.

L’aria di casa pare galvanizzarlo, rinvigorirlo

Senza pressioni il suo sinistro torna a risplendere. Nel Flamengo segna a raffica tanto che la Roma si ricorda di lui e decide di riportarlo in quel campionato da cui Adriano era scappato soltanto un anno prima. Il risultato non è affatto dei migliori: rendimento incostante, infortuni a raffica e pure una patente ritirata in Brasile.
Brasile dove l’attaccante tornerà ancora una volta, questa volta sulla sponda del Corinthians. Al suo arrivo a San Paolo però non trova nessun tifoso ad accoglierlo.

Sotto una cascata di alcol

La sua stella si spegne come si era accesa.
Il suo nome non popola più i tabellini ma le cronache. Accostato a narcotrafficanti, nel mezzo delle favelas. Talvolta si finsce a parlare di interessamenti più o meno plausibili come quello del Pavia ma nel 2014 Adriano lascia il pallone.
Tronca per sempre quel filo sottile che lo teneva ancora ancorato ad un talento sopraffino.
Ci riprova a Miami ma è soltanto un fantasma che rincorre un pallone, nulla più.
Un talento che tanto aveva fatto sperare all’Inter di aver ritrovato un numero nove capace di incantare. Proprio come aveva fatto Ronaldo soltanto qualche stagione prima di lui.
Succede davvero per caso di scavare nei ricordi? No, non succede nulla per caso.
Nemmeno di affogare in un altro bicchiere.