Incurante delle schermaglie tra Corea del Nord e Stati Uniti, che stanno tenendo il mondo con il fiato in sospeso per il rischio di una guerra nucleare, il senatore Antonio Razzi (quello del “non creto” di Crozza), ha tenuto alla Gazzetta dello sport una lezione sui calciatori che grazie a lui sono arrivati nel campionato italiano.

Primo fra tutti Han Kwang Song, che a soli 18 anni ha segnato la prima rete in serie A targata Pyongyang. Un gol arrivato al 93′ della sfida tra Cagliari e Torino. A segnarla il giovanissimo appena approdato in Sardegna questa stagione. Aveva esordito una settimana prima, nella partita giocata dal Cagliari a Palermo.
Dopo la prima firma nel tabellino dei marcatori, con un colpo di testa ininfluente ai fini del risultato – vittoria del Torino per 3-2 – ma sicuramente storico, i calciatori giunti in Italia dalla Corea del Nord in sordina sono diventati delle vere e proprie attrazioni.
“Sono contento, qui a Cagliari sto facendo bene”, ha dichiarato Han, che si era messo in luce nel 2015 al mondiale under 17 in Cile dove la sua nazionale si è qualificata tra le prime sedici. Una vetrina che gli è valsa l’esperienza italiana.

Antonio Razzi con la maglietta di Han

Nelle vesti di inconsueto paciere di conflitti internazionali e nonostante la delusione per la retrocessione del suo Pescara, il senatore di Forza Italia Antonio Razzi ha preparato un’altra missione per cambiare l’immagine di “brutto e cattivo” del dittatore di Kim Jong-un.

Domenica a Cagliari è così arrivato per salutare il 18enne attaccante rossoblù Han e non ha mancato di spiegare quanto la guida suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea sia appassionata di calcio e le possibilità che si aprono per il nostro campionato.
La ricchezza del “vivaio” nordcoreano in Italia, le sue visite a Pyongyang (“Dove la Juve riempirebbe l’immenso stadio”), l’incontro con lo stesso Kim Jong-un che “sa tutto della serie A e della Nba” senza dimenticare delle tensioni internazionali che il mondo sta vivendo: “Trump li ha incattiviti, spaventati, temono di essere bombardati da un momento all’altro, come la Siria. Le mie fonti alla Difesa mi hanno confermato che non attaccheranno mai a meno che non vengano prima attaccati. Dobbiamo avvicinare i popoli, lo sport aiuta”.
Insomma, con i nordcoreani siamo in buone mani. Almeno nel calcio. Parola di Antonio Razzi.