Un campionato dove per dodici anni vince sempre la stessa è la rovina della pallanuoto? Marco «Gu» Baldineti, il coach che sposta gli equilibri geografici, consiglia: appassionatevi per la lotta dal terzo al sesto posto.

Il soprannome che gli hanno dato da ragazzino lo indossa ancora orgogliosamente: «Gu».
All’anagrafe Marco, Baldineti è l’outsider della pallanuoto italiana, il coach che sposta gli equilibri. L’uomo dalle scelte coraggiose e dai concetti diretti, da più di una scommessa vinta, su tutte di portare la pallanuoto in Lombardia.
Presenta la nuova stagione e lo fa con la solita grinta, per il quinto anno a bordovasca del Banco BPM Sport Management di Busto Arsizio.

Comincia la stagione. Ce la presenta?

«Sarà un campionato bellissimo, ma soltanto dal terzo al sesto posto, dove ci siamo anche noi. Per il vertice purtroppo non c’è storia, perché la Pro Recco è inavvicinabile e poi c’è Brescia. I liguri vincono da 12 anni a fila e questa situazione è la rovina del nostro sport».
Anche nel calcio la Juve vince da otto, ma non sono così drastici.
«Certo, ma nel calcio trovi ancora competitor che almeno ci provano: quest’anno ci sono l’Inter, il Napoli, ma nella pallanuoto non ci si tenta neanche più. Lo stesso Brescia ha ristretto la rosa, come tutti, perché vedere Recco che come un bulldozer compra tutti i supercampioni, ti toglie la speranza. E si ridimensionano le ambizioni».

Le vostre quali sono, oltre a correre per il primo posto disponibile?
«Far crescere il vivaio. Abbiamo in gruppo cinque o sei ragazzi, anche se giocare in A1 non è semplice: richiede tempo e sacrificio. Oltretutto questi ragazzi hanno una priorità che viene prima della pallanuoto: la scuola. Perciò per loro è difficile tenere il passo dei professionisti, che si allenano cinque o sei ore al giorno. Ma vogliamo evitare di avere tredici “forestieri”, come è già capitato, e provare a fare come le squadre liguri che hanno sempre ragazzi del vivaio, cresciuti nel territorio. È un obiettivo ambizioso come arrivare nelle prime sei del mondo come l’anno scorso».

Busto, Monza, Brescia: ha contribuito a spostare la geografia della pallanuoto, regalando alla Lombardia una visibilità inedita.
«Il segreto è una società splendida, con un presidente ex pallanotista, Sergio Tosi, che ci ha dato quello che è sempre mancato in Lombardia: gli spazi acqua».
Un enorme passo avanti per la regione.
«Ora c’è anche la realtà di Metanopoli che si fa spazio, ma il problema grosso è la gestione degli impianti sportivi, con la pallavolo relegata a orari assurdi. Il perché è chiaro: noi occupiamo un’intera piscina, mentre se dai la priorità al nuoto, in una corsia ci stanno tutti quelli che fanno una partita di pallanuoto. Non è che manchi la base: solo qui a Busto ci sono duecento ragazzi. La mia speranza è che il nostro esempio, insieme a quello di Monza, Varese e delle altre possa indurre i nostri massimi dirigenti a cambiare le cose».

Molto diversa la situazione in Liguria.

«Assolutamente, ma anche in Campania, Sicilia, Lazio. La Lombardia è la vittima più importante di questa impostazione commerciale».
Lei è uno dei coach di maggior esperienza e qualità, perché ha scelto una squadra almeno apparentemente periferica, in Lombardia poi?
«Avevo due proposte, una in Serie A e questa in B. Ho parlato con Tosi, che mi ha fatto innamorare subito del suo progetto. Aveva ragione lui e ho avuto ragione io a sceglierlo. Nei primi due anni abbiamo vinto la B e la A2, al primo anno di A, siamo arrivati terzi. Ora siamo alla quinta stagione di A consecutiva. Poi abbiamo fatto finali internazionali, che hanno spese altissime, tutte a carico della società, grazie al cui entusiasmo abbiamo creato reputazione, quella che contribuisce ad attirare i giovani».

L’Italia s’innamora della pallanuoto durante le grandi competizioni, Olimpiadi e Mondiali, poi forse perché non è visibile, pare dimenticarsene. Come vive questo su e giù e ci sarebbe una ricetta per rendere la pallanuoto più di appeal per tutta la stagione?
«Ho cominciato giovanissimo nel Recco, nel 1974, ed era un campionato estivo. Oggi il calendario della pallanuoto finisce a maggio, un periodo che combacia perfettamente con gli altri sport. È ovvio che se giochiamo a gennaio abbiamo la concorrenza di altri venti sport, tra cui calcio, basket e volley. Dobbiamo tornare all’estivo, lo dico a tutti: spostate Europei e Mondiali ad agosto, perché a gennaio non ci guarda nessuno. Come sempre, però, comanda l’elemento commerciale».