Inferno e ritorno. Quello che il campione di tennis Novak Djokovic ha dovuto affrontare negli ultimi due anni è stato un viaggio complicato e tormentato, una caduta da cui il serbo ha trovato la forza di alzarsi, per tornare numero 1.

In pochissimi avrebbero potuto prevedere lo strano percorso di Nole, segnato da un 2017 di infortuni, errori e crolli psicologici, e la rinascita assoluta arrivata dopo un periodo di redenzione.
Tra i top player del ranking ATP dello scorso anno il nome di Djokovic nemmeno appariva: per lui un dodicesimo posizionamento molto doloroso, marcato da un prematuro ritiro dai campi. Il serbo a luglio 2017 si era infatti detto esausto sia psicologicamente che fisicamente e aveva deciso di prendersi una pausa in previsione dell’anno successivo, uscendo dalla classifica dei top 10 dopo dieci anni di presenza ininterrotta.

La caduta

Una stagione in caduta libera iniziata proprio nel suo terreno sicuro, l’Australian Open, dove il serbo ha subito una delle sconfitte più pesanti di quel periodo buio: dopo quasi cinque ore di match, contro Danis Istomin, viene eliminato dal torneo al secondo turno.
Da lì in poi la delusione confonde e annienta il campione: Indian Wells, Montecarlo, Madrid, Roland Garros e, infine, quel ritiro a Wimbledon causato da un persistente problema al gomito. Dopo mesi di cambiamenti, di tentativi disperati per risollevarsi, Djokovic è costretto ad arrendersi. È la fine del suo 2017.
Dopo una discesa così clamorosa al campione non rimane che risalire ma, prima di poter rivedere in campo il suo talento unico e riconoscibile, i tifosi dovranno assistere a una ulteriore discesa. L’inizio del 2018 per Nole sembra infatti essere un prolungamento di quel 2017 concluso in anticipo, segnato da nuove delusioni in campo e da ulteriori problemi fisici. All’Australian Open è l’ombra di sé stesso, con quell’aria svuotata e quel gomito che non sembra dargli pace.

Problemi fuori dal campo

Si parla di problemi spirituali, vista l’ingombrante figura del suo guru Pepe Imaz, si vocifera addirittura di un imminente divorzio dalla moglie . Un periodo di grande confusione che porta Nole alla decisione di operarsi finalmente al gomito ma anche alla pessima scelta di tornare a giocare troppo presto, collezionando un’altra serie di sconfitte. Il Serbo è visibilmente sciupato, arriva al punto più basso della sua carriera con un posizionamento al numero 22 del ranking ATP, subito dopo gli Internazionali d’Italia di maggio. I tifosi sembrano perdere le speranze di vederlo ritornare ai vecchi albori, a quel tennis perfetto a cui tutti si erano abituati.
Nole prende in mano la situazione partendo da una decisione drastica e, senza guardarsi indietro licenzia gran parte del suo team compresi i suoi allenatori Radek Stepanek e André Agassi, entrambi assunti nel momento di difficoltà.

La risalita

È l’inizio della rinascita. Djokovic trova la forza di tornare sui suoi passi, riassumendo il suo ex-allenatore Marian Vajda, e di allontanare il suo guru spirituale, sempre più invadente.
I risultati questa volta non tardano ad arrivare e a Wimbledon succede la magia: sconfigge, in semifinale, un Rafael Nadal in grande forma dopo più di cinque ore di match, restituendo ai tifosi quel gioco invincibile e preciso che mancava dai campi da troppo tempo. Arriva carico in finale e Kevin Anderson non può far nulla per fermare il grande ritorno: il 15 luglio 2018 Djokovic torna a vincere uno slam e porta a casa il suo quarto titolo a Wimbledon. Una data, quella della finale del torneo più prestigioso del mondo, che segna soprattutto il grande rientro di Nole e il vero inizio del suo incredibile 2018.

Numero uno

Chiude la stagione in prima posizione nella classifica ATP, con due slam e due 1000 conquistati, festeggiando a Cincinnati il record di unico giocatore ad aver vinto tutti i tornei ATP Masters 1000. Djokovic è così tornato a splendere, nei campi più importanti del mondo, regalando a tutti gli appassionati uno dei back più incredibili ed emozionanti nella storia del tennis.