«Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigrati». É scolpito sul Palazzo della Civiltà Italiana dell’EUR, a Roma. I poeti, ormai, sono precari, gli eroi fuggono all’estero insieme agli scienziati, i santi sono devoti alla perdizione, gli artisti sono influencer, ma in acqua ce la caviamo sempre piuttosto bene. Dopo Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, i fratelli Abbagnale e Antonio Rossi, infatti, al fianco dei surfisti Leonardo Fioravanti ed Edoardo Papa, anche il windsurf ha il proprio eroe: Riccardo Marca, che abbiamo intercettato dopo la prima tappa dell’European Freestyle Pro Tour 2018».

Com’è andata in Francia?
Durante i 5 giorni di gara non c’era vento! Adesso vado in Austria per la seconda tappa della mia specialità e poi entreremo nel vivo della stagione estiva anche con lo Slalom, che è legato alla velocità, e il Wave che invece è sulle onde. Il Freestyle è principalmente su acqua piatta, si tratta comunque di evoluzioni ma non è tecnico come il Wave, che è quasi come il surf da onda, anche se è un mondo molto lontano.

Come mai molto lontano?
Noi cerchiamo il vento, loro le onde che il vento rompe. Noi abbiamo anche l’acqua dolce, dove si galleggia meno. Le gare sono diverse, così come le aziende specializzate. Negli USA è molto più seguito il surf, qui in Europa ha più seguito il windsurf, soprattutto in Italia, Francia e Germania.

Quali sono i tuoi spot preferiti?
Il lago di Garda, che è vicino a casa. La Sardegna, dove ho finito il liceo per inseguire il mio sogno. Il Sudafrica, dove ci alleniamo tutti gli inverni, che è un Paese stupendo.

Hai finito il liceo in Sardegna?
É iniziato tutto durante una vacanza in Egitto. Io e mio fratello -più giovane di due anni- ci siamo iscritti a un corso di windsurf: mai avrei immaginato potesse diventare la mia vita! Non sono uno tra i più talentosi, però mi è sempre riuscito piuttosto facile. A Riccione, purtroppo, il vento è sfavorevole: sono nato sull’acqua, ma nel posto sbagliato (risata, N.d.R.)! Ho capito che, per provare a trasformare la passione in professione, sarebbe stato utile vivere in un posto come l’isola di Sant’Antioco. Ne ho parlato con i miei genitori, abbiamo valutato tutti gli aspetti, e mi sono trasferito lì, da solo.

I tuoi genitori ti hanno assecondato subito?
Sembrava impossibile, poi hanno valutato che fosse un luogo adatto, hanno capito che per me era molto importante, che era una passione reale, quindi mi hanno appoggiato, anche se non mi potevano seguire. In Sardegna ho capito che potevo diventare uno di quei professionisti che vedevo sulle riviste.

Tuo fratello?
Con i miei genitori la distanza conta relativamente, anche se a quest’età dovrebbe essere diverso. Per mio fratello, invece, è stato più difficile accettare che non fossi più a casa. Non ama molto il windsurf e l’ambiente che vivo, quindi ci siamo un po’ allontanati. Ci vogliamo molto bene e sono sicuro che crescendo riusciremo a trovare un nuovo equilibrio.

Ti segue uno staff?
Nelle manovre tecniche siamo tutti autodidatti. C’è un centro a cui faccio riferimento, ho un personal trainer, ma in acqua faccio tutto da solo. Sono molto indipendente anche nella vita. Amo cucinare, mi piace viaggiare da solo, cerco di evitare discussioni con chi non ha il mio stile di vita: mi devo sempre allenare, sia in acqua che fuori, e mi piace mangiare sano, anche se non ho una dieta precisa. Amo molto la pasta, che fortunatamente va bene prima degli allenamenti, ma non la faccio a mano, anche se in Romagna è tradizione!

Che rapporto hai con i tuoi coetanei?
Trasferirsi è difficile, ho perso quasi tutti gli amici di un tempo, a parte un paio con cui sono in contatto e che vedo solo nei brevi passaggi da casa. Sono molto solitario, ma nell’ambiente siamo come una grande famiglia. Mi piace organizzarmi da solo, poi ci si trova e ci si diverte insieme, con il giusto agonismo goliardico, in allenamento come in gara. Vado molto d’accordo con tutti e nel Fanatic and North Sail Team ho compagni che stimo molto.

Come i marinai. Hai anche una ragazza in ogni porto?
É difficile avere una ragazza fissa con la vita che faccio…quindi sfrutto le occasioni!(risata, N.d.R.)

Quarant’anni di Un mercoledì da leoni, come vivi quell’immaginario?
Un mercoledì da leoni è un mito! Inizialmente vivevo solo per il windsurf e quindi quello era il riferimento: vagare inseguendo il vento, dormire sul furgone, sulla spiaggia, surfare tutto il giorno. Il mito del surfista spensierato è sempre valido, ma è più vicino al mondo della tavola che a quello del windsurf, anche se il capello lungo fa molto surfista (risata, N.d.R.)! Fino a qualche anno fa si faceva più festa, oggi c’è molta più attenzione, almeno durante le gare. É giusto, ma spero che il windsurf resti allegro, senza dimenticare che siamo atleti. Oggi sono un professionista e devo essere disciplinato, ma la passione mi permette di godere sempre, ogni volta che sono in acqua, anche solo per allenarmi: faccio quello che amo fare e sono felice!.