Non è vero che il Covid 19 è un virus democratico. Nello sport, sta avendo un impatto profondamente diverso sulle ambizioni degli atleti che abbiano appena superato i 20 anni o che si stiano avvicinando ai 40, come Roger Federer e Serena Williams.

Articolo di Valentina Buzzi

La cancellazione di Wimbledon

“Sono devastato” ha twittato lo svizzero quando l’All England Club ha annunciato la cancellazione di Wimbledon. Serena Williams gli ha fatto eco sui social definendosi “scioccata”, anche perché il rinvio di un anno del classico appuntamento con l’erba inglese rischia di ridurre in maniera significativa le chance di vittoria del 24° Slam, numero che la proietterebbe in vetta alla classifica dei record insieme a Margaret Court.

Lo sconforto di Serena Williams

Da quando Serena ha dato alla luce la sua primogenita Alexis Olympia, nel 2017, l’obiettivo le è sempre sfuggito: negli ultimi tre anni, è tornata in una finale Slam 4 volte, raccogliendo solo delusioni. Nell’ultima edizione di Wimbledon ha perso in maniera netta da Simona Halep (6-2; 6-2) ma a farle più male è stata la sconfitta rimediata dalla 19enne Bianca Andreescu nella finale dello Us Open 2019. Perchè mentre la minore delle Sorelle era alle prese con pannolini e biberon, si è fatta avanti una nuova generazione di giovani tenniste che sfoggiano lo stesso livello di potenza e atletismo della Williams, ma con una decina d’anni (o più) in meno.

Ancora due chance per la Williams

Anche Patrick Mouratoglou ha ammesso le difficoltà di Serena: “Stiamo cercando di capire perché non riesca più a vincere uno Slam ma credo che, con le giuste correzioni, ce la possa fare”. Virus permettendo, quest’anno l’americana ha ancora due chance di toccare quota 24: la partenza dello Us Open resta in programma il 24 agosto, mentre il Roland Garros dovrebbe iniziare il 20 settembre. Quando invece riapriranno i cancelli dell’All England Club, solo nel 2021, Serena avrà 39 anni. Troppo in là con l’età? Forse. Ma come suggerisce Oscar Wild, per restare nei confini britannici, “molto spesso siamo in ritardo, ma la maggior parte delle volte siamo ancora in tempo”.

 

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