Vince Carter è entrato a far parte della Nike nel 2000. Era già noto per alcune cose: le schiacciate spettacolari e la mano calda sotto canestro, elementi che, combinati, l’hanno trasformato in una vera Super Star. Il re indiscusso delle schiacciate in NBA è attualmente tra le fila degli Atlanta, a 41 anni, come mentore delle giovani promesse della franchigia come Trae Young, quinta scelta assoluta allo scorso NBA Draft e nato tre mesi dopo la chiamata di Vince a Golden State, nel 1998.

Da quel momento, Carter ha segnato quasi 25.000 punti in carriera; ha partecipato a 8 All-Star Game; ha vinto uno dei Dunk Contest più memorabili della storia nel 2000, ma, nonostante tutto, a quasi 42 anni, ha ancora motivazioni per continuare, seppur differenti.

«Quando Tiger Woods era al top della carriera, il 50% delle persone lo amava, e il 50% lo odiava perché era troppo forte. Ora, probabilmente, il 99.5% delle persone lo ama perché è meravigliata dal fatto che, a 42 anni, riesca ancora a battere i migliori del mondo» (Vince Carter)

Alla tenera età di 41 anni e 264 giorni, Carter è partito in quintetto nella prima stagionale degli Hawks, diventando il secondo titolare più vecchio di sempre nel season-opener dopo Robert Parish, al momento inattaccabile a 42 anni e 65 giorni.

Carter debuttò con la Nike Shox BB4 durante l’estate di Sydney, nel 2000. La scarpa si è, da subito, rivelata la tempesta perfetta tra le sneakers, per performance ed estetica, tanto da meritarsi il palcoscenico mondiale e l’amore incondizionato di Vince Carter, che le attribuisce, sin da subito, grande importanza nel suo miglioramento.

Vi ricordate la schiacciata di Vince Carter a Sidney 2000?

Indossava la Nike Shox BB4, la sua prima Nike. Il sistema Nike Shox a partire da quel momento rivoluzionò il concetto di ammonizzazione.

«Il successo della schiacciata ha dato il via alla leggenda delle scarpe, ma io stesso sono passato a un altro livello con loro, sono diventato un attore protagonista nel BB4»

Il concept Nike Shox è stato lanciato molto prima del rilascio della BB4. L’idea, nata nel 1984, era in anticipo di anni, tanto de richiedere una schiuma che non era ancora stata inventata. Tuttavia, la nozione di Shox riemerse alla fine degli anni ’90, suscitando l’interesse di Eric Avar e del team di progettazione come una tecnologia visivamente espressiva dal significativo valore prestazionale.

«Credo che ogni scarpa debba avere un’espressione audace e iconica. A volte puoi farcela con due. Non si può fare più di quello, sia dal punto di vista funzionale che estetico».

Il look della Nike Shox BB4 è stato aggiornato verso un concept più spaziale. Le sospensioni, le tipiche colonne sotto al tallone, sono state evidenziate ulteriormente da inserti che le fanno sembrare meccaniche, dei reattori. La tomaia è stata progettata anche per l’esplorazione intergalattica, poiché Avar e il gruppo di lavoro, avevano studiato l’abbigliamento da astronauta.

«La tomaia era ispirata ad alcune tute spaziali dell’epoca. L’abbiamo mantenuta semplice e sobria, ma moderna e con una leggera iridescenza».

Tra Carter e BB4 il feeling fu immediato. Si adattavano perfettamente sia in campo che esteticamente, grazie al design e alla tecnologia innovativa: una combinazione destinata a entrare nella storia.

«Avere l’opportunità di debuttare con una nuova tecnologia è stato un grande aiuto per me, ha dato un senso al mio modo di giocare».

Carter indosserà lo Shox BB4 durante il resto della stagione NBA. Un’omaggio all’epoca e alla scarpa che lo hanno reso un’ icona, uno dei più grandi giocatori al mondo. Nike, con Shox, fu tra i primi a credere in lui.